il caso di Vivian Maier

tanto è stato scritto recentemente e tanto si scriverà su Vivian Maier.
Colgo lo spunto di questo “atto d`amore” dell`amico Roberto per questa fotografa… poche righe sincere e i link alle pagine ufficiali e alle foto che non mancheranno di stupirvi, per il destino beffardo e per la valenza dell`autrice.

Una donna con una visione talentuosa che il caso ci ha voluto nascondere per tanti anni e in cui rivedo il disincanto di Frank e l`umorismo di Erwitt, la sicurezza di Wegee e i racconti di Migliori, fino ai tagli di una contemporaneità inaspettata.

Ci torneremo certamente su.

Alberto Baffa

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11 pensieri su “il caso di Vivian Maier

  1. Sono dell’idea che l’espressione artistica non condizionata dalla committenza o comunque dalla monetizzazione abbia sempre una marcia in più , un valore più intimo.
    Storia meravigliosa, che ricordavo ma non nei dettagli.
    Grazie per questo link prezioso

  2. Effettivamente ci avevo pensato anch’io…non ha mai fatto vedere nulla a nessuno, forse per scelta, forse perchè non riteneva fossero importanti. Non lo sapremo mai. Ma visto che andiamo a risumare i cadaveri dalle tombe, forse questo è il meno.

  3. Per chi fosse interessato, 100 scatti di Vivien Meier sono esposti a Chiasso (Svizzera), appena qualche munuto da Como, in occasione della Biennale dell’immagine.
    Avevo pensato di scriverne dopo aver visto la mostra, ma lo anticipo già qui nel caso qualcuno fosse interessato e avesse occasione di fare un salto

  4. Ivparete scrive:Sono dell’idea che l’espressione artistica non condizionata dalla committenza. Condivido pienamente questo pensiero, tuttavia penso che tante immagini non sarebbero giunte a noi se non vi fossero state commissioni, a mio parere la differenza sta nella sensibilità di chi scatta, la differenza tra fotografo e artista…

  5. “” Una donna con una visione talentuosa che il caso ci ha voluto nascondere per tanti anni e in cui rivedo il disincanto di Frank e l`umorismo di Erwitt, la sicurezza di Wegee e i racconti di Migliori, fino ai tagli di una contemporaneità inaspettata.

    Ci torneremo certamente su “”

    Tanta acqua è passata sotto i ponti e l’operazione “Vivian Mayer” inizia forse (?) a rientrare nella categoria “Operazione mediatica nazional-popolare per fotogonzi”. Sempre più spesso, dopo il trambusto iniziale seguito al ritrovamento dei negativi, si assiste all’avanzata di una critica aspra nei confronti della tata di Chicago :”la Maier è 1/4 talento e 3/4 fenomeno mediatico” ad esempio … Sarebbe forse il caso di “tornarci su” . ;/)

    Da parte mia invidio il 1/4 di talento della povera Vivian e a tal proposito vi segnalo >

    Dal 2 al 25 giugno 2017
    Inaugurazione, venerdì 2 giugno 2017, ore 11.30
    Museo Nazionale Atestino – Sala delle Colonne – Via G. Negri 9/C, Este (PD)
    Mostra realizzata in collaborazione con:
    Association Vivian Maier et le Champsaur
    Glass studio
    Festival delle Basse

    Progetto scientifico a cura di Federica Gonzato e Francesca Zanardo
    Curatela tecnico-organizzativa: GLASS studio
    Info: info@festivaldellebasse.it http://www.festivaldellebasse.it
    http://www.polomusealeveneto.beniculturali.it

  6. Luigi, il problema della Maier è curatoriale: la mostra al Forma di Milano di un anno fa (http://www.formafoto.it/2015/09/prossimamente-vivian-maier-street-photographer-dal-19-novembre/) mostrava prima un po’ di foto della Maier 6×6 bianco nero che sembravano quelle di Lisette Model; poi un po’ a colori 35 mm che sembravano Eggleston; poi ce n’era un gruppetto che parevano foto della Levitt, qualcuna simil-Arbus, e cosi via, come se avessero scelte apposta quelle che più ricordavano quelle di autori già noti e canonizzati e le avessero volute mostrare in questo modo per enfatizzare questa relazione, nobilitandole. Le foto venivano dal fondo John Maloof.
    Pero’ a Chiasso, per esempio, un paio di anni prima, la selezione era più interessante e meno derivativa (http://biennaleimmagine.ch/bi8/bi8spof.htm#VIvian_Maier). In questo caso erano foto del fondo Jeff Goldstein, che ha rilevato un numero consistente dei negativi della Maier da una delle altre persone che erano riuscite ad aggiudicarsele nella famosa asta.
    L’impressione è che Maloof abbia un approccio più commerciale, del resto deve rientrare di tutte le spese sostenute nel tempo, e che forse non abbia una grandissima comprensione della fotografia. Goldstein forse un po’ meno commerciale. Almeno lo spero. Poi ci sono tutte le questioni legali. https://www.nytimes.com/2014/09/06/arts/design/a-legal-battle-over-vivian-maiers-work.html?_r=0
    Posto che la scelta e la sequenza delle fotografie influenza in maniera fondamentale il valore dell’opera di un fotografo, il punto è, come sempre, capire cosa stiamo guardando. Se la scelta delle fotografie è furbetta, o banale, non dobbiamo dimenticare che le fotografie della Maier che stiamo guardando sono state scelte da altri, non dalla Maier, e che la Maier, di suo, la scelta non l’ha fatta mai.

  7. grazie Lorenza,
    non volevo porre l’accento sull’aspetto “curatoriale”, seppur importante, delle mostre. Più che altro volevo porre l’attenzione sulla “deriva” che sta prendendo negli ultimi tempi “il caso Vivian Maier”.
    Ho l’impressione che l’opera della fotografa, venga sminuita solo per il fatto che i media se ne stiano occupando da tempo in maniera capillare. Sempre più spesso leggo considerazini velate da una sottile “intolleranza” sulla questione e un po’ me ne dispiaccio perchè, davvero, la considero una grande fotografa.
    Per farla breve, mi ci ritrovo in questo datato articolo :
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/21/fotografia-a-vivian-maier-e-cresciuta-la-coda/2389188/

    pensare che sia “1/4 di talento e 3/4 fenomeno mediatico” mi sembra davvero averla fatta fuori dal vaso… almeno un pochetto.
    Poi ci serebbe (per me) una questione grossa come una casa che mi da da pensare… ma è un aspetto oscuro che le info sulla storia di Vivian non hanno chiarito. ;/)

  8. Luigi, le scelte curatoriali comprendono anche e soprattutto come, quanto, quando e dove promozionare ed esibire un artista e per quale scopo (farlo conoscere e incoraggiarne lo studio oppure fare molti soldi). L’insofferenza verso la Maier non sorprende: è stata fatta oggetto di un battage insistente (questa la lista delle mostre organizzate dal solo Maloof: http://www.vivianmaier.com/exhibitions-events/ , poi ci sono gli articoli, il documentario, il libro), dando precedenza al sensazionalismo (la tata fotografa, le fotografie salvate in extremis, la detective story) invece che alle fotografie. Tutte queste sono scelte precise del proprietario/curatore della porzione maggiore dei negativi della Maier, John Maloof (che si autodefinisce chief curator) e dei suoi collaboratori. Il risultato è che non si è ancora ben capito cosa sia questa Vivian Maier. Visto che ormai il suo nome lo conoscono anche i sassi, sarebbe il momento di un approccio meno commercialmente aggressivo e più scientifico, cosa che presupporrebbe il mettere a disposizione degli storici della fotografia tutto l’archivio senza filtri e censure.

  9. gli storici della fotografia se ne occuperanno tra qualche decina di anni … fortunatamente (tra parentesi nn è che poi mi interessi molto cosa ne pensano). Personalmente, dopo aver fatto la tara sulla questione mediatica, mi resta il piacere di gustare le buone foto di Vivian Maier… un’autentica boccata d’aria fresca; a tal proposito ho appena preso il book di “Repubblica”. Forse un po’ nazional-popolare, ma da fotogonzo quale sono, me lo faccio bastare.
    In attesa di tornare ad Este … ;/)

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