Commenti su World Press Photo 2013

Alcuni giorni fa si é concluso il concorso World Press Photo premiando lo svedese Paul Hansen. Il funerale di due ragazzini morti a Gaza è di per se fonte di emozione e lo scatto la documenta enfatizzandone la drammaticità  in post-produzione.

Una domanda che vien lecito porsi su quella foto  è: cosa ha aggiunto quel ritocco a quel racconto?  Uno  spunto di riflessione ci viene proposto da Michele Smargiassi in questo articolo.

La mostra sarà  in Italia a maggio.

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2 pensieri su “Commenti su World Press Photo 2013

  1. L’articolo si chiude con questa frase:
    ” Ai miei colleghi che esagerano dico spesso: pensa che fatica, quando fra vent’anni dovrai ri-fotoscioppare tutto il tuo archivio per non farlo sembrare invecchiato… “.

    Beh, direi che è una bella sintesi…

    lasciamo perdere la foto in questione, e pensiamo in genere a tutti gli imbellettamenti che oggi spesso troviamo ingiustificati, e non solo nelle foto di reportage.

    Sotto accusa non è photoshop e nemmeno a priori il suo uso : il problema è l’opportunità di certe leziosità, in relazione alla mission della foto specifica.

    E ritorniamo, inesorabilmente e ancora una volta, alla centralità del perchè di una fotografia: da qui dipende tutto a cascata, e – forse la faccio troppo semplice? – ogni tassello va quasi a posto da solo. Se si usa la cabeza, ovviamente: altrimenti possiamo pensare di servire gli spinaci con lo zucchero a velo, per togliere il sapore amaro.

    Nel penultimo articolo linkavo Giorgio Lotti: andiamo a vedere il servizio su Firenze alluvionata. O le foto di GBG. E tiriamo un bel respiro.

    Il presupposto della fotografia di valore è la sincerità e l’autenticità da parte dell’autore (che non vuol dire foto ritoccata o non ritoccata): senza si potrà magari ottenere, a colpetti di escamotages, un facile e popolare consenso, ma svanirà velocemente e lascerà il posto ai rimpianti.

    Non buttiamo via il tempo e il cervello.

    Au revoir!

    • “Il presupposto della fotografia di valore è la sincerità e l’autenticità da parte dell’autore (che non vuol dire foto ritoccata o non ritoccata): senza si potrà magari ottenere, a colpetti di escamotages, un facile e popolare consenso, ma svanirà velocemente e lascerà il posto ai rimpianti.”

      Beppe, il tuo commento è molto attuale e corretto.
      Adesso sembra essersi scatenata una caccia alle streghe. Analisi forensi per capire se la foto vincitrice è artificiale o quanto lo sia, cercando di spaccare il capello in quattro.
      http://www.extremetech.com/extreme/155617-how-the-2013-world-press-photo-of-the-year-was-faked-with-photoshop

      La foto vincitrice è prona all’estetica drammatica, soverchiando la drammaticità della realtà.

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