John Berger, “Sul guardare”.

Partiamo da alcuni  presupposti.

Innanzitutto,  non ha molto senso considerare la fotografia quale forma d’arte a sé stante: la sua storia è indistricabilmente intrecciata con altre forme espressive,  la pittura in primis.

Poi consideriamo che  pittura, scultura, cinema,  fotografia  (ma anche musica e letteratura) presentano comunque tratti di percorso simili: soffermarsi su  un autore o un’opera, anche se di un’arte diversa da quella fotografica,  consente di approfondire quei misteriosi  e insondabili  meccanismi  che scatenano la creazione e la percezione, e trarne preziose indicazioni.

Il  tascabile che vi propongo oggi è “Sul guardare” del critico John Berger, una raccolta di scritti a tutto campo sulla visione.  La fotografia è appena sfiorata, anche se gli affondi su Auguste Sander e Paul Strand sono a dir poco illuminanti.
Ma poco importa:  L’autore viaggia a ruota libera e arriva velocemente  al nocciolo delle questioni:  ora esamina un’opera,  ora  scandaglia la biografia di qualche artista,  ora esamina sé stesso e le sue impressioni  visive.   E così si passa dalla Sontag  ad una foto di Giacometti  sotto la pioggia ripreso da HCB poco prima della morte, dallo sguardo degli animali dello zoo alle  sensazioni  che  può procurare un campo coltivato in estate.
Una lettura assolutamente scorrevole.

 

Giuseppe

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