L’errore e la fotografia

L’errore e la fotografia, un connubbio indissolubile sin da quando quest’arte è nata.
Quando una fotografia è errore e quando un errore è fotografia? Migliaia di parole sono state spese sull’argomento.
Clément Chéroux (storico della fotografia e conservatore del fondo fotografico del Centre Pompidou de Paris) ha scritto un libro che analizza la storia dell’errore fotografico nello sviluppo della fotografia
Da quando sono state scritte le prime “regole” fotografiche, automaticamente si è data “importanza” all’errore. Le regole ci indicano la strada per non sbagliare, ma le regole sono fatte per non essere seguite, altrimenti si avrebbe un’omologazione generale, quindi l’errore porta all’innovazione e alla scoperta di nuove tecniche.
Moholy Nagy e il suo contemporaneo Man Ray hanno attinto a piene mani alle infinite possibilità creative dell’errore fotografico, sia come tecnica di ripresa sia come tecnica di sviluppo. E’ quindi l’errore un”errore”?

Qui un altro link ad una discussione sul libro di Chéroux e qui una notevole recensione al libro su Photo4u.

Buona riflessione.

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2 pensieri su “L’errore e la fotografia

  1. Argomento interessantissimo e degno di approfondimenti. L’errore in fotografia per me è un concetto astratto. Ciò che può essere errore per me potrebbe nascobdere la creatività di chi lo commette…
    equi vorrei citare un concetto tratto dal sito Genesi dei concetti
    astratti:
    L’uomo ha più facoltà straordinarie ma una di quelle che ne definisce gran parte del potenziale è: l’ampia fallibilità. Lo “sbagliare” è una caratteristica che ci mantiene ad uno stato di superiorità rispetto ad un computer, è proprio l’errore che ci consente processi di ricerca tanto efficaci, che ci dà modo di imboccare nuove strade, di “divergere”, in una parola: di essere creativi. Una machina, nella sua attuale strutturazione logico-matematica, non potrebbe mai esprimere o contenere nelle sue elaborazioni rappresentazioni “inesistenti” come il caos o la perfezione; concetti così erronei, nel contesto “reale” a cui apparteniamo, non sono accettabili.
    Tutto questo lo vedo ben in sintonia con la fotografia. Non cadiamo nell’errore di conformarci a certi canoni, ma diamo spazio alla creatività.
    Il nemico della fotografia è ciò che è convenzionale, sono le rigide regole delle istruzioni per l’uso. La salvezza della fotografia sta nella sperimentazione. Colui che sperimenta non ha idee precostituite sulla fotografia. Non crede che la fotografia, come si pensa oggigiorno, sia la ripetizione e la trascrizione esatta della vista ordinaria. Non pensa che gli errori fotografici debbano essere evitati; sono errori banali solo da un punto di vista storico convenzionale.

    László Moholy Nagy in Vision in motion, Chicago 1956

  2. riepilogando ciò che è menzionato in questi link…
    si parla di:
    errore tecnico (ooops: per sbaglio ho sovraesposto di tre stop);
    sperimentazione casuale (vediamo cosa succede se sovraespongo di tre stop);
    intenzionale ribaltamento della regola (sovraespongo di tre stop per dare una certa sensazione).
    Come sempre, la cartina di tornasole è l’autenticità e la sincerità del fare fotografia, indipendentemente che il risultato finale sia stato cercato o solo riconosciuto.

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