Il gusto in fotografia. La rivoluzione del nuovo.

Il gusto e la sua acquisizione nella coscienza collettiva, si evolvono lentamente e per canali imprevedibili e misteriosi. Qualche volta però i cambiamenti sono repentini, radicali, ma altrettanto misteriosi. Fanno invecchiare di colpo tutto quello che ci sembrava consolidato e moderno. Avviene in tutti i campi dell’arte (e non solo), ma non è ripudio per il passato, è semmai il superamento di una soglia che ci consente nuove tensioni estetiche, emotive, espressive. Un nuovo modo di “sentire” che si diffonde a macchia d’olio ed entra nella quotidianità con velocità e naturalezza sorprendenti. La reazione di rifiuto è anch’essa sempre presente nel tentativo di difendere i valori “superiori” del gusto consolidato, ma è sempre una battaglia persa perché vengono a mancare la sincerità e la forza della spinta creativa. Nella fotografia amatoriale gli esempi sono facili: quanti tramonti infuocati con i fiorellini in primo piano, quante foto in bianco e nero di anziani rugosi infestano i forum di fotografia?

Il link di ferragosto, su cui poter riflettere con calma, magari sotto l’ombrellone, riporta una delle “lezioni” che Alessandro Baricco ha recentemente tenuto al Palladium di Roma in cui si parla (per i primi 40 minuti circa) dell’evoluzione del gusto nella fotografia di moda.

La trovate su Youtube (attenzione, non è visibile da dispositivi mobili) oppure dal catalogo Arte di Sky (cercare “Palladium Lectures”). Con l’applicazione Sky Go è visibile anche da tablet e smartphone.

Non si parla di fotografia, ma consiglio, infine, anche la visione delle altre “lezioni” del ciclo: tutte interessanti e godibilissime.

Buon ferragosto!

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Un pensiero su “Il gusto in fotografia. La rivoluzione del nuovo.

  1. Un contributo davvero notevole e illuminante. Grazie per averlo indicato, conto anche di seguire il consiglio su tutta la serie. Mi ha colpito molto e l’ho fatto subito mio (perchè mi ha affascinato) il concetto del pendolo riferito al senso dell’arte orientale ma anche alla realtà personale. Riflettendo sullo ”strappo,, non ho potuto fare a meno di pensare a chi fosse un ”Fosbury”” in fotografia, ne vedo tanti, forse troppi. Mi piacerebbe, in merito, avere una vostra riflessione. Un saluto.

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