La scuola di Dusseldorf, cultura, poltrone.

Come diceva un mio omonimo, ho ben poche ”idee” ferme, ma quelle poche sono ben radicate.

Una di queste idee, uno di questi pareri è uno di quelli che sento maggiormente ”forti”: il maggiore investimento che si possa fare in fotografia non c’entra con fotocamere, obiettivi, stativi o software.

Non c’entra con i computer, con gli schermi, con pellicole o ingranditori.
Il più grande investimento in fotografia è quello culturale.

Essere ”affamati” di cultura è il miglior modo per ottenere migliori fotografie: se nutriamo il nostro desiderio di curiosità, le fotografie si nutriranno di conseguenza.

Eppure, nel pensiero comune, spendere tempo e denaro nella cultura non è ”cosa prioritaria”.
Generalmente alla domanda ”salve, vorrei migliorare le mie fotografie” segue sempre la costruzione ”…quindi quale obiettivo/fotocamera dovrei comprare?”, in modo assolutamente naturale, ed il pensiero che, magari, per migliorare tale produzione di immagini sia necessario partire principalmente da noi stessi mi stranisce sempre.

Se consideriamo la fotografia come un linguaggio attraverso il quale esprimere determinate cose come può essere normale e diffuso questo modo di pensare/porsi?
Sarebbe come pensare che io, scrittore, per migliorare il contenuto dei miei romanzi chiedessi quale carta acquistare o quale tastiera, senza prendere in considerazione le idee.

Detto questo, arrivo al ”link” che vorrei mostrarvi: si tratta di un libro che parla di uno dei più grandi fenomeni nella fotografia di territorio, termine che in Italia inizia a far pian piano capolino: La scuola di Dusseldorf.

La copertina del volume

Questo libro a me ha aperto nuovi sguardi, orientato verso nuove ”forme” e nuovi modi di respirare la fotografia.
Ha un suo costo, che è inferiore a quello di certi filtri online, quindi secondo me affrontabile se si è interessati a questo ”genere”.

Se non conoscete il volume, il ”genere”, gli autori, sappiate che tale libro è facilmente reperibile in varie biblioteche (almeno qui dove abito, dove ne esiste una splendida copia) e potrebbe essere una alternativa ottima alla spesa che, comunque, ora è scontata sul noto Amazon.

Tornando al ”pensiero” iniziale, come dissi in passato su un noto forum, se non sei soddisfatto delle tue fotografie, cambia le scarpe che indossi.
Se sono scomode comprane di comode, se sono comode comprane di scomode.

Se sei uno scrittore, invece, cambia poltrona.

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2 pensieri su “La scuola di Dusseldorf, cultura, poltrone.

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