Roberta Valtorta: pillole

Le riflessioni sui massimi sistemi  diventano veramente  interessanti  quando ad esternarle non è il primo venuto ma  una studiosa del calibro di Roberta Valtorta, la direttrice scientifica del MUFOCO (in foto il suo archivio) e autrice di saggi che mi sento di definire fondamentali.   E quando il web ci permette di coglierle in una sinteticità estrema e rara, vista la complessità dei temi, diventano imperdibili.
Roberta Valtorta in questi video del 2012 risponde a delle domande secche,  con riflessioni di un paio di minuti.   Considerando il background dell’intervistata,  possiamo ancor più apprezzarle quali punti di arrivo, aggiornamenti di pensieri  maturati in una vita di esame approfondito  delle dinamiche che coinvolgono arte e fotografia.  Uno stato dell’arte in tutti i sensi,  fotografato  con estrema sincerità, e a volte con crudezza,  da chi sicuramente non deve dimostrare nulla,  né tanto meno conquistarsi un posto al sole nel cicaleccio assordante di oggi.
Ovviamente  siamo tutti consapevoli, dagli attori dell’intervista  a noialtri,  che le questioni poste meriterebbero ben altro spazio,  ciononostante  il pregio di queste brevi risposte sta proprio nello sfuggire a semplificazioni e di offrire all’ utente perle di sintesi.  Approfittiamone, quindi.

Vi propongo i link in due parti.

Ecco raggruppati i video che trattano di arte e fotografia andando al nocciolo delle questioni fondamentali. Sono quelli che mi hanno più interessato:

sull’arte inghiottita dal mercato

sullo stato dell’arte, come azione o ripetizione

sulla nuova estetica 

sul nuovo linguaggio della fotografia

Il primo video mi è particolarmente caro. Chi mi sopporta sa ormai come  io sia sensibile al concetto dell’autenticità,  alle domande sul perché si fotografa.  L’adagiarsi, più o meno consapevole, alle regole del mercato dell’arte (o quantomeno: a quelle che ne facilitano l’entrata e la sopravvivenza) senza il contrappeso di profondità,  di un silenzioso atteggiamento di stupore e riflessione,  di  sincerità espressiva e non on demand,  è uno dei problemi attuali, che porta una schiera di artisti a ritagliare quadratini per  entrare nella scia del successo di un Galimberti,  o a fotografare cancelli e nebbie perché le suggestioni vagamente Ghirriane tirano sempre.  O a riprendere  ponti e periferie  all’infinito,  come una macchina-sforna-straniamenti. Con le dovute eccezioni.
E’ questione, quella della sincerità, che tocca tutti: dall’autore affermato al fotoamatore che si guarda attorno.
Aggiungo una speranza strettamente personale: la crisi economica, se da una parte sta inferendo brutti colpi alla proposizione della fotografia come luogo di cultura, dall’altra potrebbe portare allo sgonfiamento di una bolla pompata troppo facilmente, e ad una più accurata selezione di ciò che veramente vale.

Nel secondo video credo che la Valtorta  ( non voglio presuntuosamente interpretarla, è il mio sentire) esprima tutto il suo disagio per uno stato d’impasse che vede  la rivisitazione infinita del già fatto o un disordinato  guardare  avanti in mille direzioni senza significative portanti.

Purtroppo certe dinamiche solo nel tempo lungo potranno essere valutate, pause comprese, e questa sospensione la ritroviamo anche nel terzo video,  che si interroga sull’estetica attuale,  che da una parte odora di morte e dall’altra può germinare  qualcosa di nuovo.

Strettamente collegato a questo è anche il quarto video.

Ecco gli altri, certo non meno concettuali,  dove si toccano  anche  argomenti come il copyright  o il profilo di fotografo:

sulla parola e l’ immagine

la morte  della fotografia e il ruolo del museo 

il profilo del fotografo, oggi e domani

fotografia e memoria

copyright

Infine: da chi dedica la vita allo studio di questi temi ci si potrebbe aspettare qualche debolezza, per esempio un arroccamento su posizioni a rischio sgretolamento, o qualche perentoria conclusione disfattista.  La Valtorta invece, pur non nascondendo un giustificato sconcerto per alcune pieghe attuali, rimane possibilista, anzi va oltre, e ipotizza lucidamente alcune direzioni di sviluppo.

Per il poco che possano valere le mie considerazioni, credo che lo tsunami fotografico causato dallo sfondamento  della diga cartacea  (internet/digitale) come tutte le ondate sarà poi seguita da un momento di assestamento e riordino mentale.  Certo il paesaggio non riemergerà  più come prima, anzi forse poco tornerà riconoscibile,  ma nella bulimia di immagini pulseranno sempre  quelle significative, che renderanno  visibile  l’invisibile, e che in modi o addirittura in linguaggi diversi  sopravviveranno.

A latere,  noto  un certo riflusso verso la fotografia stampata,   solo un piccolissimo sintomo, ma – chissà – forse più di un tratto passeggero. Chi vivrà vedrà ,  buon ascolto.

Giuseppe Pagano

Annunci

8 pensieri su “Roberta Valtorta: pillole

  1. Una graditissima condivisione Giuseppe, grazie.
    Constato un certo pessimismo comune denominatore, seppure V. suggerisca delle vie d’uscita che starà a chi fa e a chi fruisce fotografia cogliere.

    Per mio personale interesse ho apprezzato la sintesi efficace nel terzo frammento sull’estetica della e nella fotografia del dolore e sull’anti-estetica aprogettuale di tanta comunicazione nel web.
    Cita Frank come pioniere di una rottura rispetto agli approcci più formali ed è indubbio come F. sia stato un riferimento per lo sviluppo di un certo linguaggio fino ai primi anni di questo secolo, eppure in certa comunicazione contemporanea, frammentaria, dissacrante, multimediale e in divenire, mi pare di percepire l’onda lunga di Klein, a voler essere ottimisti.
    Ti direi ugualmente in relazione al settimo frammento, e sui citizen photographers ci tornerò fra qualche giorno.

  2. Posto che l’aver compresso il proprio pensiero in pochi minuti non ha giovato, tralascio l’ennesimo annuncio della morte dell’arte e pure della fotografia, la commistione tra artisti e condivisori di immagini via web, la condanna dell’Artworld. Una cosa però salta agli occhi: visto che la signora è curatrice di un museo, che è un ente non profit (e che ora chiede fondi allo Stato per sopravvivere), direi che è suo compito individuare, selezionare e dare spazio ad autori significativi, e nessuno mi pare le vieta di scegliere tra i molti a cui del mercato, dei critici e delle gallerie non importa nulla, che seguono percorsi strettamente personali e che per questa ragione fanno fatica a tirare la fine del mese. Oltretutto costano poco.

  3. Lorenza ti ringrazio per il commento e per aver sottoscritto l’appello per il MUFOCO.
    Aggiungo per completezza qualcosa.
    Villa Ghirlanda è per me innanzitutto un posto simpatico. Si respira un’aria seria ma non seriosa, è un ambiente molto free.
    Il museo è un vero motorino produci-iniziative a 360 gradi: all’attività di conservazione vengono affiancate esposizioni, incontri con autori, corsi e workshop di tutti i livelli (dal semplice avvicinamento alla fotografia delle famiglie al ciclo di approfondimento tematico tosto-tosto), fruizione libera della biblioteca, multimedialità, Eccetera. Il tutto gratuitamente o a costo contenuto. La Valtorta è stata promotrice di progetti fotografici sul territorio che ha visto protagonisti giovani fotografi, sfociati in esposizioni quando non in libri.
    Credo sia veramente una fortuna che esista lei e il museo, e spero che l’aggravarsi della crisi economica non pregiudichi in futuro questa attività.
    Ciao!

  4. Su questo non c’è alcun dubbio, guai se chiudesse o languisse. Quando ancora abitavo a Milano mi ero ripronmessa varie volte di visitarlo ma non ne ho avuto mai l’occasione, mi dispiace molto e spero di rimediare. Mi auguro solo che la posizione sostanzialmente negativa della curatrice che traspare da queste brevissime interviste sia semplicemente il prodotto della brevità e magari di un montaggio non troppo felice.
    La mia reazione è dovuta al fatto che, presentata così, la fotografia fa venire voglia di tutto tranne che di investirci soldi, anche solo i 10€ di una donazione. Sino a circa un anno fa c’era un sito che si chiamava emphas.is. Era una specie di kickstarter per i progetti fotografici: siccome ora i media non li finanziano più, lì si trovavano decine di giovani fotografi che proponevano i loro progetti per raccogliere fondi e realizzarli, e ce n’erano di molto interessanti. Viste poi le irrisorie cifre che chiedevano, faceva anche un po’ tristezza, pareva quasi di fare la carità, ma tant’e, questa è la realtà di moltissimi giovani fotografi. Purtroppo il sito è poi fallito con strascico di accuse reciproche tra i fondatori e qualche fotografo che è rimasto preso in mezzo, ma sinché c’era mi faceva molto piacere poter dare un contributo, piccolo ma concreto. Dunque mi auguro che anche il MUFOCO possa continuare ad esistere con una adeguata dotazione di fondi per promuovere la fotografia migliore, che esiste nonostante, o a dispetto, di tutta la fuffa.

  5. beh, mi spiace che pochi minuti di intervista possano aver lasciato un’impronta così… pessimista.

    Il MUFOCO quindi è da visitare! 🙂

    Della Valtorta mi sento di consigliare caldamente:

    Volti della fotografia;
    e
    Il pensiero dei fotografi.

    Sono libri eccezionali, oserei dire… indispensabili.

    Un saluto.

  6. Scopro solo ora questo blog (mi scuso). Voglio sinceramente ringraziare Giuseppe Pagano. Quanto alla complessità del momento attuale, dell’ottimismo, del pessimismo, posso solo dire che occorre che ognuno di noi faccia tutto quel che è possibile, con molto impegno e onestà. Ringrazio molto. Con amicizia. Roberta Valtorta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...