bene e con calma.

Una marea di fotografie,  su una marea di dispositivi di riproduzione:  è questo il panorama odierno,  e  –  pur rischiando di risultare banale –  mi sento di lanciare un avviso ai naviganti,  per riflettere insieme su un pericolo.

Che è quello di  guardare  – e quindi di valutare – con superficialità  le immagini perché lo schermo che stiamo usando,  semplicemente,  non è all’altezza.

Se l’uso di un monitor qualunque è comprensibile per scopi generalisti,  è veramente poco perdonabile se  dobbiamo fare o valutare fotografie.   La spesa di migliaia di euro in attrezzatura di ripresa e in computer viene spesso vanificata da una qualità di riproduzione approssimativa.

Non è possibile  ottimizzare una fotografia su uno schermo che trasforma i neri in grigi (o i blu in azzurri) al minimo movimento della testa;  non è possibile lavorare su un video che riflette i pori del nostro viso meglio di uno specchio;   non è possibile  godere di  opere nate per giocare su sottili rapporti di toni e su colorazioni appena accennate  su un monitor  che pialla tutto;  non è possibile valutare la produzione di un autore su un portatile da primo prezzo al supermercato.

Perché ci sono immagini che meno risentono, nella loro graficità ,   dei difetti accennati,  ma  altre che nella loro delicata calibratura su un monitor slavato semplicemente si perdono.

E quando questo succede sul tavolo di chi – magari per professione – le fotografie dovrebbe ben giudicarle,   cadono veramente le braccia, ma fino in  terra.

Tutto in fretta, tutto al volo, come filtrato da un setaccio che lascia passare solo le fotografie ad alto (e ahimé immediato)  impatto, le uniche che riescono a bucare  quel velo che abbiamo acquistato  in nome della convenienza, della portabilità, della comodità o della moda.  Perdendo irrimediabilmente  la possibilità di  apprezzare  ciò che invece richiederebbe un esame più attento su un supporto più  fedele.
Ecco quindi come lo tsunami fotografico, unito al proliferare di tablettini,  portatilini  eccetera  ci  può  portare ad una visione deformata e a lungo deformante.

E’ ovviamente utopico pensare di raggiungere uno standard  di riproduzione: l’accorato e comprensibile appello di un Giorgio Lotti che invoca un accordo fra i produttori sulla resa finale non può che cadere nel vuoto.

Rimane però un dato di fatto: che basta un video dedicato alla fotografia  –  anche di dimensioni  non importanti,  anche  600 euro di spesa  –  per  cominciare a vedere sul serio.  E quando si inizia ad usarlo è impossibile tornare indietro.

E come non sposare totalmente quanto ho sentito ad un workshop un paio di anni fa:  “piuttosto vendete un obiettivo, ma procuratevi un ottimo monitor”.  Che è l’anello principale di tutta la catena digitale.

Come da tradizione di questo blog, ecco  un link:   ho scelto una carrellata di musei fotografici.  E chissà  che  la riflessione sull’ evidente e incolmabile  gap  fra  la fotografia stampata e la  fotografia  virtuale  non semini in qualcuno di  noi  –  almeno –  la voglia di vederla  meglio. 

Giuseppe Pagano

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8 pensieri su “bene e con calma.

  1. Posso chiedere in quale ws è stata detta tale frase? Mi ricorda tanto il pensiero di una persona che, grazie ai suoi workshops, mi ha insegnato molto. Magari stiamo parlando dello stesso soggetto! 🙂

  2. uhmmmm… non credo. Il WS si teneva a Varese. Comunque fa piacere che si insista – un po’ controcorrente – su un argomento che sembra un dettaglio tecnico e invece è fondamentale. Posso scattare la fotografia anche con un cellulare, ma la devo produrre con un ottimo video. Grazie per il passaggio, ciao!

  3. Un articolo che condivido in tutto. Anche nel link. A complemento sarebbe utile un link o una illustrazione su quali siano le caratteristiche di un ”monitor,, fedele. Contribuisco con l’indicazione che i monitor periodicamente vanno calibrati. Un saluto.

  4. A Paolo: per le indicazioni tecniche non sono all’altezza, però ci sono fior di forum che trattano spesso di questi argomenti. Giustamente ricordi la calibrazione, anche la scheda video non deve essere di quarta categoria, le condizioni ambientali (intensità e direzione della luce) hanno la loro incidenza… insomma, si tratta di più che altro di usare il buon senso e darsi delle priorità. Comunque se vai sui siti dei produttori di monitor più validi, puoi selezionare i prodotti adatti all’uso fotografico e cominciare a farti un’idea. Qui mi premeva più che altro evidenziare un’insidia. Grazie per il passaggio!

    A Lorenza: certo, la visione di una stampa si presta sicuramente a minori equivoci.. ed è lo sbocco naturale della fotografia di qualità, analogica o digitale che sia. Una stampa fine art come si deve è probabilmente anche il metodo di conservazione più sicuro di una fotografia. Viviamo però questa incredibile e fruttuosa fase di condivisione sul web, (attraverso cui transitano anche tantissime fotografie analogiche) ed è un vero dispiacere constatare come la sciatteria visuale, la inconsapevolezza rovinino un po’ tutto.
    Grazie per la condivisione!

  5. Mostrare file digitali su uno schermo è comodo. Mi ricordo ore ed ore in camera oscura. La sensazione che ho è che il processo fotografico nella maggior parte si fermi dopo Photoshop.
    Ma credo che non sia sufficiente. È necessario editare, selezionare, e ad un certo punto anche stampare.

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