Slow down…

P.: Sono tutte uguali!
A.: È vero. Quattromila fotografie dello stesso posto, l’angolo tra la Terza e la Settima, alle otto di mattina. Quattromila giorni con tutti i tipi di clima possibile. È per questo che non vado in vacanza! devo stare qui ogni mattina, alla stessa ora. Ogni mattina nello stesso posto alla stessa ora.
P: Non ho mai visto niente del genere…
A: È il mio progetto… quello che puoi chiamare il lavoro della mia vita.
P: Pazzesco. Non sono sicuro di aver capito, insomma… come ti è venuta quest’idea, di fare… questo progetto?
A: Non lo so, mi è venuta. È il mio angolo dopo tutto. Sì insomma, è una piccola parte del mondo ma anche qui succedono delle cose, come in qualunque altra parte. È la documentazione del mio angolo.
P: …È un po’ ossessivo…
A: Non capirai mai se non vai più piano, amico mio.
P: Cosa vuoi dire?
A: Voglio dire che vai troppo veloce, non guardi neanche le foto.
P: Ma… sono tutte uguali!
A: Sono tutte uguali, ma ognuna è differente dall’altra. Ci sono delle mattine di sole, delle mattine buie; ci sono luci estive e luci autunnali, giorni feriali e fine settimana. C’è gente con l’impermeabile e le galosce e gente con la maglietta e i pantaloncini; qualche volta la stessa gente, e qualche volta differente. Qualche volta quelli differenti diventano uguali, e la stessa gente scompare. 
La Terra gira intorno al Sole, e ogni giorno la luce del Sole colpisce la Terra da un’angolazione differente.
P: Più piano, eh?
A: È quello che consiglio. Lo sai com’è: domani, domani, domani.. il tempo mantiene sempre il suo ritmo.

Riascoltiamolo, il dialogo di questo denso pensiero fotografico, e ammiriamo le immagini a seguire: QUI.

Che gran dono quella sequenza di fotografie!
è un inno alla perseveranza senza scorciatoie, a un progetto che si affida alla umile cinematica per restituire quel pulsare di vita e di sparizione quasi fosse la dimostrazione del teorema barthesiano e dei suoi spettri: le immagini che vivono, gli infiniti istanti dell’
hic et nuncnel film, la moglie è lì, il padre è più giovane del figlio, la nonna è lì.

E al di là del sentimentalismo (amplificato dalla struggente Innocent when you dream di Tom Waits) il finale chiude il cerchio in un modo che ritengo magistrale: la narrazione – in bianconero come le foto – di colei che impersona la caducità umana e al tempo stesso diviene la fonte e l’epifania del progetto di Auggie, con la fotocamera che resterà come un memento.
Eccolo, e pur con l’ovvio invito a rivedere il film per intero: buona visione.

 Alberto Baffa

auggies-photo-albumYou’ll never get it if you don’t slow down, my friend.

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3 pensieri su “Slow down…

  1. Non conosco il film, ma lo guarderò. Delle considerazioni di Alberto Baffa, sono molto colpito da quanto espresso in merito alla perseveranza. Una qualità necessaria per chi si prefigge un risultato, direi un dono.
    Per quanto riguarda il filmato proposto, vorrei condividere una frase di Scianna che ho letto qualche tempo fa e che, dopo aver visto la serie di foto mi è tornata presente: ”Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia”, Un saluto.

  2. grazie del buon contributo Paolo.
    condivido il pensiero di Scianna, seppure non nella piena accezione negativa che lui propone, ovvero con i dovuti distinguo per molta fotografia di ricerca nel visivo.

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