Reggio Emilia, le mostre e la buona volontà

Con gli inizi di Maggio torna l’appuntamento di Fotografia Europea, e siamo con questa alla nona edizione.

Muovendoci in Italia tra spazi espositivi che chiudono, validissime mostre non pubblicizzate e semi deserte e grancassa popolare per quelle pochissime a cui i più partecipano per sentito dire, quello di Reggio Emilia può essere un valido contenitore fosse anche solo per il fatto di allontanare gli appassionati dai banconi con le foto-gadget-camere in prova per avvicinarli ai muri su cui viene esposta materia di pensiero, linguaggio, immaginazione.

Da quanto ho visto nel sabato inaugurale mi pare che il riscontro sia confortante, con una moltitudine di appassionati – e passi che alcuni pareva fossero lì per declamare al mondo la fede nelle mirrorless – e un palpabile diffuso entusiasmo, e la città agghindata per l’occasione come non lo è neppure Colonia quando va in scena la Photokina.
Vi rimando alla pagina di elenco delle mostre (alcune delle quali saranno prolungate oltre la chiusura del 15 giugno); è evidente la difficoltà di circoscriverne la visita in un giorno soltanto come osservava oggi tra le sue note Fulvio Bortolozzo e colgo anzi il suo spunto per un pensiero su un paio di esposizioni in particolare.

Quella di Luigi Ghirri intanto, dalla quale ho tratto anch’io l’impressione di restare in superficie potendo fluttuare fra quelle intuizioni felicissime ma in assenza di uno o più fili conduttori che dessero corpo al percorso visivo e concettuale.
Meglio l’impatto dell’esposizione di Sarah Moon – in ambienti ariosi e luminosi in dissonanza con quell’onirismo cupo.
Toccanti le immagini di Erich Lessing, ben determinato il tema e anche ben raccontate… peccato per le stampe mediocri, dietro vetracci, e confinate in un’ala minore.

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Diverso da quello di F.B. è invece il mio punto di vista sull’allestimento della mostra “No Place like Home” di alcuni fotografi della Magnum, probabilmente per via del fatto di averla già visitata alcuni mesi fa in occasione del Fotofestival Mannheim-Ludwigshafen-Heidelberg (ne accennammo qui).

E’ un peccato aver visto a Reggio solo il riassunto un po’ frettoloso di quella bellissima collezione curata da Andréa Holzherr che abbracciava idealmente molti continenti e diverse epoche. Se posso immaginare i motivi che hanno portato all’esclusione di alcuni di quegli Autori mi riesce più difficile spiegarmi perché sia venuta meno la completezza nei lavori presenti, nel progetto in sé o anche semplicemente nelle opportune introduzioni e didascalie essenziali per guidare il fruitore dentro il contesto… salvo non farne solo una questione di “visivo”.

Insomma… la buona volontà non manca, e facciamo i nostri auguri di fare ancora meglio.

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3 pensieri su “Reggio Emilia, le mostre e la buona volontà

  1. ci sono stato domenica, la cosa più triste, come ben hai riportato, l’allestimento. Vetracci scadenti, riflessi da ogni parte. Caspita che peccato. Parzialmente perdonabili per via del costo “popolare” dell’evento, e la possibilità di vedere le mostre anche in giorni diversi. Io ne ho viste tre, mi riservo di tornarci per finire il giro.
    Complimenti per il blog

  2. grazie a voi. Le mostre sono comunque pane per gli occhi… consentimi solo una nota in calce, Gibo: meglio irritarsi per un vetraccio davanti a materia viva per i nostri neuroni piuttosto che restare ammaliati dal nulla confezionato e presentato in maniera ineccepibile.

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