John Berger – Capire una fotografia

Se volete leggere qualcosa di serio su questo libro, appena uscito in Italia, ecco alcuni  link:

Doppiozero  La Stampa

Se – poveri voi – siete affezionati lettori del sottoscritto,   e cercate in una recensione terra-terra  se vale la pena premere il bottoncino “metti nel carrello”, mettetevi comodi.  Perché è stato impossibile per me non comprare subito un libro di John Berger con la prefazione di  Geoff Dyer.

“Capire una fotografia”   non è innanzitutto un manuale ragionato di accorgimenti visuali  sulla composizione; e non è nemmeno un saggio che pretende di affrontare  il fotografico a tutto campo e di razionalizzarne cause ed effetti .  Premessa inutile per chi conosce un pochino i libri di Berger, ma a loro dedichiamo le recensioni di cui sopra.

“Capire una fotografia” è un autentico pout pourri,  un’antologia di scritti di questo noto autore che spazia dal 1967 al 2007.

Quante volte abbiamo letto o ribadito la necessità di guardare e non di vedere (a proposito, ecco un appunto di Giovanna Gammarota),  di varcare una soglia, sia come autori sia come osservatori,  e di cogliere le ambigue invisibilità che offre la fotografia?  Quante volte  abbiamo captato negli autori con la A maiuscola la capacità di evidenziare attraverso la macchina fotografica  quanto in realtà  portavano già dentro?
Jhon Berger non parla solo di fotografia, anzi.  I suoi scritti non hanno confini. Partono da sensazioni,  attraversano  un’immagine, elaborano  o commentano  una teoria… come un ago che ricamando passa e trapassa il fotografico, mettendolo però liberamente in relazione con vicende personali o universali.  Frammenti visuali, frammenti di vita.

Ed ecco riferimenti alla Sontag e a  Barthes,  dialoghi a tavolino con Cartier Bresson,  passeggiate in montagna con Salgado.   Dense pagine sulle foto di Sander e di Strand, peraltro già in “Sul guardare” che avevamo citato mesi fa;  esami di particolari delle singole immagini, che sfuggirebbero ai più, sfocianti in ipotesi di ampio respiro.  Pensieri sul capitalismo e sulla povertà,  carteggi con amici sul senso delle loro fotografie, poesie.

Guizzi, dubbi,  abbozzi di teorie.  Berger è un tuttologo di professione, visti i campi in cui ha eccelso, ma non lo è a pedanteria: la lettura fluisce leggera, bisogna lasciarsi portare dove vuole.   E ogni tanto sottolineare con la matita qualche chicca, come il ragionamento sulla discontinuità nella presentazione delle fotografie.

Il riporto discreto  di uno sguardo attento sul mondo, in un’antologia da cui trarre qualche stimolo per riflettere su esiti del visuale nascosti sotto la superficie. Un’occasione di silenzio e approfondimento.

Buona lettura.

Giuseppe Pagano

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