oltre la Photokina: La Famiglia dell’Uomo (suggerimenti di viaggio)

Per gironzolare con dovizia fra le hall della Photokina occorrono scarpe comode; non ne usciremo arricchiti in un percorso di cultura visuale ma ci saremo fatti un’idea delle nuove tendenze nel mercato.

Come da copione anche in questo appuntamento dello scorso settembre 2014 i maggiori costruttori han mandato in scena novità utili per qualcuno, inutili per molti e che diventeranno indispensabili per gli appassionati di fotoattrezzature; i produttori minori e quelli di nicchia o di accessori invece si sono spesi nell’ultimo anno per catturare le tendenze e son venuti a Colonia a proporre il loro modo di decifrarle.
Chi volesse maggiori informazioni può trovarle nella vasta “letteratura” sui siti web tematici e sui forum che se ne staranno occupando allegramente; in questa edizione annoto solo di aver visto tra la selva di improbabili treppiedi anche molte proposte dedicate al settore video ormai consolidato nelle fotocamere di alta fascia, mini “giraffe” e altri ausilii per i cineasti di primo pelo o navigati… come pure tantissime offerte di astine telescopiche su cui collocare go-pro e macchinette per i selfie, e penso con queste cinque righe di averne scritto anche troppo.

Per onor di cronaca la Photokina offre però anche  interessanti esposizioni e da questa ultima edizione segnalo:

Yoshihiro Tatsuki, che prima di incanalarsi nel filone del crudo intimismo giapponese faceva buone cose pure in gioventù con la serie The Fallen Angel, ammirevole esempio creativo su semplici ricordi affettivi:

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e poi Jürgen Schadeberg (Jazz in South Africa), René Burri (The Germans), Thomas Hoepker (Wanderlust, e QUI una piacevole e lieve intervista) … queste ultime ospitate nella Leica Galerie, assieme a Glen Creig (A day in the life of Miles Davis)

Glen Craig M.Davies

In sintesi, se la Photokina valga un viaggio dipende dalle proprie aspettative; Colonia certamente vale una visita.

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VOLTIAMO PAGINA

La tappa successiva mi ha portato 150km a sud ovest, in Lussemburgo nel villaggio di Clervaux tra le bellissime colline delle Ardenne: il suo castello ospita da tempo The Family of Man, la più famosa mostra di fotografia mai realizzata e che è stata riaperta al pubblico dopo lunghe ristrutturazioni nel luglio del 2013.  Fu esposta la prima volta a New York, poi girò il mondo e alla fine il suo ideatore Edward Steichen la volle in esposizione permanente qui nel suo Lussemburgo.

Suggerisco di mettere in programma questa bella gita a quanti tra voi stessero programmando un viaggio in zona, magari nelle prossime vacanze natalizie in Alsazia.

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The Family of Man viene descritta a volte come la chiusura di un’epoca, certe altre ne viene sottolineato il carattere anacronistico già all’epoca.

A mio vedere son vere entrambe le cose ma più di queste considerazioni la ritengo un’occasione preziosa per avere accanto ad autori affermati come Cartier Bresson, Brassaï o Doisneau anche chi veniva in quegli anni alla ribalta: Erwitt, Frank, e di poter ammirare i loro scatti fianco a fianco, intravedendo in questo modo le differenze nel pensiero e nell’approccio che li avevano già o che li avrebbero presto resi celebri ognuno a suo modo.

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Sono foto che per dirla con S. vorrebbero essere “lo specchio dell’umanità” e che seguono la moda del tempo e un lieve umanismo incentrato per lo più sulla dignità e “i buoni sentimenti” di cui ancora si sentiva il bisogno in un mondo in ricostruzione dal 1945.
Molte le foto che diremmo amatoriali o quanto meno questo è un tratto distintivo che Steichen volle per la sua mostra: quello di somigliare a un album di foto di famiglia.  503 scatti senza indicazioni di luogo o data ma soltanto l’autore, lasciando a noi la possibile narrazione fra le diverse fotografie per ognuno dei temi trattati.

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Al di là della presenza delle singole fotografie, alcuni davvero formidabili, il valore storico da cogliere è lo spirito che mosse Steichen e chi commissionò questo lavoro e la cosa si fa interessante quando ci si accorge di un diffuso sentimento di nostalgia per la famiglia tradizionale in un periodo in cui prendeva piede l’emancipazione femminile, la cultura pop e i modelli alternativi.  E’ evidente per esempio la scelta di delineare le figure maschili sempre nobilitate dal lavoro, mentre quelle femminili quasi degradate da questo nel corpo e nella dignità.

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Era un puritanesimo che faceva buon gioco in America, mentre specie in Europa Steichen fu spesso criticato per questo suo sentimentalismo fuori tempo massimo, mettendo in questione la stessa essenza della mostra che non valorizzava la diversità degli individui.

Steichen in verità cercava (e gli era stata richiesta) una riconciliazione ai tempi della guerra fredda, usando il linguaggio universale per immagini “per spiegare l’uomo all’uomo, e l’uomo a sè stesso”…  è netto il solco che lo separava ormai dalla fotografia commerciale e fine art in cui aveva giganteggiato per decenni e in questo documentario girato alcuni anni dopo l’esposizione al MoMA ritroviamo proprio questo ultimo Steichen.

Sono passati sessant’anni da allora, il mondo é cambiato, il modo di raccontarlo pure – anche in fotografia – e per certi aspetti non in meglio.

Uno sguardo alle opere di questo fotografo attraverso le pagine di un suo libro lo trovate QUI su the Art of Photography

Alberto Baffa

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3 pensieri su “oltre la Photokina: La Famiglia dell’Uomo (suggerimenti di viaggio)

  1. Il catalogo della mostra The Family of Man é ancora in stampa: http://www.amazon.co.uk/The-Family-Man-Edward-Steichen/dp/0870703412/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1413656406&sr=8-1&keywords=The+family+of+man
    Per chi non ha in programma il Lussemburgo, vedere la sequenza delle immagini scelte (e i nomi degli autori) é estremamente interessante. É davvero una visione del mondo consolatoria e confortante che aveva le ore contate, se consideriamo che la mostra si é tenuta la prima volta a New York nella prima metà del 1955, lo stesso anno in cui Frank, ottenuta dalla Guggenheim Foundation una borsa, partiva per mettere insieme The Americans, che verrà pubblicato tre anni dopo.

  2. esattamente Lorenza, è un anacronismo che si respira ma che Steichen per certi aspetti non riconobbe guidato dal suo idealismo che gli fece includere lavori come appunto quello di Frank qui su che mostravano ormai – in completa contraddizione con lo spirito della mostra – il pessimismo, l’impasse e la disillusione di molta gioventù.

    Grazie per aver segnalato l’edizione cartacea, fermo restando l’allestimento molto particolare della mostra per disposizione dei lavori, percorsi e varietà di formati secondo la volontà di Steichen.

  3. Pingback: un Werner Bischof imperdibile, a Chiasso | pensierifotografici

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