“Collezionare fotografia è collezionare il mondo”

Mi trovo nel posto meno adatto e, purtroppo, l’ho scelto proprio io. Ma perché? Sono in un bar con una scatola di cartone sottobraccio che contiene una trentina di mie fotografie stampate di fresco. Aspetto una persona che sarebbe più corretto chiamare collezionista, ma la cosa mi fa crescere ancor più l’agitazione. E’ una situazione nuova per me. Spero di sbrigarmi presto ed archiviare la quasi certa brutta figura. Non posso nemmeno abbandonare il campo perché l’ho promesso all’amico che mi ha procurato il contatto. La luce nella stanza sul retro del bar è pessima per esporre fotografie: dovunque neon verdognoli e pareti scure come il mio stato d’animo. Poi l’attesa finisce. E’ puntualissimo, cordiale, ma freddo e professionale. Apro la mia scatola scusandomi in anticipo. Di cosa poi? Indosso i guanti di cotone bianchi che mi sono portato per non lasciare impronte sulle foto. Mi sento ridicolo. Una barista sorride, lui no. Non trovo di meglio che stendere le stampe su un tavolo da biliardo (vergogna!). Il mio show surreale è finito. Lui non fa una grinza e comincia a scrutare le immagini. Passa molto tempo in silenzio. Sembra apprezzarle. Mi fa i complimenti e parte una sequela interminabile di domande: da quanto fotografi? Il tuo curriculum? Hai un sito? Ti appoggi ad una galleria? Dove hai esposto? Hai vinto premi? E fin qui le risposte non sono certo trionfali, ma almeno so cosa dire. La parte difficile è quando vuole notizie sull’edizione, sulle prove d’autore, sulla marca e sulla garanzia offerta dalla carta e dagli inchiostri. Finisce comunque per sceglierne due, anche per me le migliori, e sembra sinceramente contento. Mi propone di mantenere i contatti per una futura collaborazione. Il suo entusiasmo (ed il mio…) si spegne quando scopre che non ho la penna o la matita adatte a firmare sul retro le stampe ed apporvi tutte le informazioni, secondo lui, necessarie. Sembra spazientirsi, ma rimedio con la matita per le ordinazioni della cameriera! Sì, alla fine, è andata meglio del previsto. Mi sento come quando superavo un esame universitario tra i più difficili.

E’ vero che tutto mi è capitato all’improvviso, quasi senza cercarlo, ma che figura…! Corro a casa a riguardarmi i filmati proposti tempo fa dall’amico Giuseppe Pagano. L’avessi fatto prima! Alle due di notte decido di ordinare “Collezionare fotografia – il mercato delle immagini” di Denis Curti e Sara Dolfi Agostini edito da Contrasto. Ed è proprio questa la segnalazione odierna. Il libro, la cui seconda edizione è stata data alle stampe recentemente, è stato ampliato con un aggiornamento che riguarda la situazione del mercato della fotografia in Italia. Si rivolge principalmente ai collezionisti, ma risulta che la prima edizione sia stata acquistata soprattutto da fotografi desiderosi di conoscere le regole del gioco ed inserirsi nel mercato.

Si legge nell’ultima di copertina: “Qual è la posizione della fotografia nel mercato dell’arte? Quali sono le stime ed i criteri di valutazione di un’opera fotografica? …..Questo libro vuole offrire uno sguardo approfondito su un mondo complesso e in continua definizione. Dedicato a chi ha voglia di affacciarsi sul mercato del collezionismo, o anche a chi semplicemente voglia capirne regole e meccanismi”. Il volume è diviso in due parti: ad una vasta panoramica sul mercato dell’arte che affronta temi di carattere storico, sociale e culturale segue un vero e proprio manuale pratico che tratta i problemi della conservazione, preparazione e manutenzione delle opere fotografiche.

Franco Bovo

* il titolo dell’articolo è una citazione da Susan Sontag

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6 pensieri su ““Collezionare fotografia è collezionare il mondo”

  1. Tutte le risposte alle domande del tuo interlocutore potrebbero in effetti essere contenute in un sito personale.
    Posso perdonare le cose più orribili di questo mondo, ma non perdonerò mai gli amici-bravi-fotografi che non se lo costruiscono.
    Il sito, la mostra, il portfolio per la galleria… sono step-senza-rete che contribuiscono a dare un’aggiustatina (quando non una svolta!) alle proprie selezioni e alle proprie motivazioni.
    Un conto e far girare e rigirare le foto fra il proprio hard disk e i conoscenti, un altro conto è presentarsi al mondo dicendo: “ecco, questo è quanto, e questo è il perché”.
    Le aggiustatine di cui sopra s’ intendono in senso positivo: spostare l’asticella sempre più in alto, sempre più oltre.
    Da rifuggire invece le manovrine per venire più facilmente risucchiati dalle sirene del mercato dell’arte, che seleziona ottime opere ma anche un bel po’ di fuffa.
    E’ molto difficile resistere: perché non affondare un po’ di più quella maledetta curva di photoshop e ottenere un risultato più in linea col gusto imperante? Perché non assecondare le esigenze della arricchita che arriva tutta mesciata e col barboncino plastificato, e che cerca qualcosa che stia bene sopra il divano della sua terza casa di vacanza?
    La risposta è ovvia: per preservare autenticità e spessore. A tutti i costi.

    Un po’ eroi bisogna esserlo, eh.

    Grazie della segnalazione del libro, Franco. Ti confesso che quando è uscito ho avuto la tentazione di cliccarlo e metterlo nel carrellino, ma non l’ho fatto… per non cadere troppo in tentazione.
    E’ un mondo che bisogna un po’ conoscere, se si vuole attraversare, ma… non troppo: per non perdere di vista la luna.

    Grazie ancora, auguroni per le tue splendide foto e per una selezione spietata: la prossima volta sarai così spavaldo che l’interlocutore ti proporrà di firmare le foto con il sangue. Il suo.
    😉

    • Grazie Giuseppe.
      Dici bene, i rischi sono presenti ed insiti in ogni nostra azione indirizzata a raccogliere il giudizio degli altri. E’ così nel mondo dei concorsi fotoamatoriali, nei famosi contest internazionali, nei 1000 forum fotografici, nella mostra della parrocchia.
      Scagli la prima pietra chi non ha, almeno una volta, scelto tra i suoi scatti non i più “sentiti” ma quelli potenzialmente più adatti a trovare il consenso di quel particolare pubblico, fosse anche solo di amici o familiari.
      Nel mercato della fotografia d’arte le cose si complicano perché il desiderio di emergere è spesso intimamente legato ad aspetti economici ai quali è umanamente difficile resistere.
      La fotografia è però comunicazione ed ha bisogno di uscire dalle nostre stanze, dai nostri hard disk. Ed il mercato della fotografia cosiddetta “fine art” resta, pur con i suoi limiti e contraddizioni, uno degli sbocchi più qualificati.
      La lettura del libro non credo costituisca di per sé una tentazione, contribuisce piuttosto alla conoscenza delle regole e delle dinamiche di questo mondo. Vogliamo poi provare, da autori, a navigarci? Concordo ancora con te, Giuseppe: legati stretti all’albero maestro… sperando che qualcuno si faccia vivo e…non siano solo le sirene!
      Ricordo infine che il libro si rivolge soprattutto ai collezionisti o a coloro che si apprestano ad iniziare ad acquistare fotografie di pregio. Può essere dunque un nuovo stimolo per molti. Le quotazioni sono, generalmente, molto più “democratiche” rispetto altri settori dell’arte.

    • Ciao Carlo, grazie del passaggio.
      Ti rispondo volentieri: si trattava di stampe inkjet da files digitali su carta fine art ad alta grammatura ed inchiostri a pigmenti.

  2. Il mercato dell’arte è un modo pieno di pirati più che di sirene …. lo dico per esperienza “quasi” diretta,ho frequentato per anni lo studio di uno scultore a cui ero legato quasi come a mio padre. Passare dalle stelle alle stalle e viceversa è molto facile e veloce …. state attenti ragazzi …. ma tentate e sognate … altrimenti cosa resta?

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