Tre passi nel ritratto

Continuo il percorso nella fotografia che trascende,  quella che  insinuandosi nelle pieghe della vita riesce per un attimo a rivelare,  per proporre qualcosa sul ritratto.
Innanzitutto un breve intervento di Efrem Raimondi sul suo blog, a margine di un suo prossimo workshop: sono poche parole, nelle quelli sostanzialmente si spiega che non si può spiegare, ma credo valga la pena leggerle con calma. E se possibile cercare anche altrove le”confessioni” di quest’autore,  specialmente quando racconta le sue subitanee decisioni  nell’avvicinarsi alla persona da ritrarre.  Un approccio sostenuto da una parte dal background del fotografo, dall’altro dall’esigenza di aprirsi liberamente al peculiare incontro con il soggetto.  Una logica di sottrazione, il solito, sottilissimo crinale da percorrere, il volare alto, rifuggendo l’artificiosità.
Nel frattempo a Milano ha aperto al PAC  la mostra di David Bailey, mostro sacro della ritrattistica dalla produzione trasversale.  “Poco spazio è affidato ai virtuosismi tecnici del mezzo:  all’interno di un’idea di fotografia diretta e spontanea, prevalgono il soggetto e l’aura che esso è in grado di sprigionare…” (da Arte di Marzo).   L’esposizione, realizzata in collaborazione con la National Portrait Gallery di Londra,  presenta 300 opere, e  rimarrà aperta per un paio di mesi. Imperdibile.
E infine mi permetto di ricordare ai neo appassionati del genere, che magari ci seguono da poco tempo,  il volume “Ignoto a me stesso”,  di cui avevo già parlato qui.

Giuseppe Pagano

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2 pensieri su “Tre passi nel ritratto

  1. Dopo la segnalazione della mostra aperta al PAC ci sono stato e devo dire che mi è piaciuta anche molto. Fotografo poliedrico che anche nei ritratti alla moglie (una modella) nulla lascia al mestiere ma permette solo l’emergere del soggetto. Alcune immagini molto crude e dirette nel suo stile possono attrarre ma anche allontanare da questo lavoro pluridecennale che mantiene una propri caratterizzazione pur realizzato in molti anni variando gli strumenti (anche i cellulari sono stati usati da Bailey). Forse un pò originale l’allestimento che prevede le foto esposte ad altezze che in alcuni casi le rendono invedibili.

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