In punta di piedi

Il mondo è  invaso da una frenetica comunicazione. Come fare per farsi sentire?
Urlare, e sempre più forte. Oppure spararla grossa.  L’importante è farsi notare.

Lo stesso vale per le immagini. Quello che ci vuole è un bel pugno nello stomaco, qualcosa che colpisca. E magari, invece di spararla grossa, qui si stampa in grande.  Ma è la stessa cosa.
Fermo restando che talune fotografie nascono e trovano la loro ragione di essere nel formato grande, è veramente scoraggiante dover arretrare per poter rimirare nella sua completezza… il nulla.
Un nulla d’impatto, però:  perché  un nulla di 2 metri di lato non può lasciare indifferenti, e fa anche da bello sfondo nella sala d’aspetto del medico o dell’avvocato  di grido, per non dire sulle bianche pareti della loro villa in collina.

Due settimane fa ero a Italia inside,  la settimana scorsa ad una retrospettiva fotografica al museo cantonale di Lugano, oggi al MIA a Milano.

Sento crescere sempre più in me il desiderio di una fotografia in punta di piedi.  Quella che  non ricorre all’escamotage, quella che non urla. Quella che se vai con un passo normale ti sfugge quasi, in mezzo ai poster.  Quella che va capita. Perché il pugno nello stomaco arriva a tutti, la delicatezza di un accostamento o un equilibrio sottile no. Stamattina al MIA   camminavo  lentamente.   In posizione semi-nascosta vedo questa, e tiro fuori il cellulare:

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L’autore è anonimo. Ma è una fotografia analogica molto densa, evocativa.  Lo scatto mi è venuto  mosso perché era appesa molto in alto, peccato.  Ma vi dico: una vera perla.

Più avanti  Jungjin Lee, di cui ho parlato già l’anno scorso. Ecco una fotografia grande ma silenziosa:

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Yuri Limonte:

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E  l’amico Roberto Caielli, con questa foto scattata in Scozia.  E’ quasi irreale quella mucca sulla spiaggia.  Un’immagine metafisica come quelle costruite, per esempio, da Crewdson, ma  questo è  veramente un attimo rubato al tempo immobile.

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Passiamo a Lugano. Flor Garduno:

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Florence Henri:
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e a Inside, Guido Guidi:

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Buone visite, speriamo silenziose e in punta di piedi.

Giuseppe Pagano

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2 pensieri su “In punta di piedi

  1. Concordo sulle osservazioni.
    Belle le immagini proposte anche se con le limitazioni di strumento e di presentazione.
    Ma quale è la conclusione che vogliamo trarre?
    Che possiamo incrociare immagini che sono migliori di quelle firmate dai “maestri”?
    Che ci sono immagini che ci colpiscono – non tutte con un pugno allo stomaco – anche dopo che le abbiamo viste mille volte?
    Che trattiamo di una materia tutto sommato inafferrabile e che più conosciamo e più ci confondiamo, non essendo possibile riferirci a criteri puramente oggettivi?

  2. Ciao Luca… ti dirò: ho preferito riportare le immagine scrause di un telefonino piuttosto che cercare gli originali perché mi sembravano rendessero di più la “percezione” del visitatore, aggiungendo e togliendo qualcosa alla fotografia originaria.
    Riguardo le conclusioni… in questo mondo di consumo frenetico dove si legge una riga sì e una no, dove per impattare e dare importanza si stampa come una parete, dove se presenti qualcosa di sottile e dal fascino discreto se va bene ti ignorano, sparo il mio solito razzo rosso nella notte, e invito ad una sorta di slow-view… ieri la gente passava, passava, ma nessuno alzava lo sguardo fino a quello stupendo bianco e nero che ho posto in apertura (e che ammetto così si può solo intuire) che forse meritava più attenzione della maggior parte dell’esposto.
    Ci sono chicche che rimangono ai margini del ridondante circuito librario-web, e che possiamo intercettare solo se scaliamo una marcia. Fisicamente e mentalmente.
    Tutto qui. Grazie, ciao!

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