John G. Morris, decano dei photoeditor

“Get the picture” di John G. Morris, una autobiografia che ci presenta 70 anni di fotogiornalismo. A partire dalla “fusione” dei quattro rulli scattati da Robert Capa sulle spiagge della Normandia, dovuta alla fretta di produrre le stampe, e dal salvataggio delle 11 fotografie-simbolo. E poi LIFE magazine di Henry Luce, la fotografia sulla società presentata dal Ladies’ Home Journal, in apparenza un innocuo periodico per le signore americane, ma in realtà uno strumento potentissimo di orientamento dell’opinione pubblica.

libro

Morris ci racconta della spinta all’interventismo nella seconda guerra mondiale di Henry Luce, editore di LIFE, e di come il Ladies’ Home Journal contribuisse a formare l’opinione delle famiglie americane.

L’avventura in Magnum, appena fondata, come picture editor e, nella pratica, come mente organizzativa e commerciale. La respomsabilità della gestione del momento critico in cui Robert Capa, una delle anime dell’agenzia, è saltato su una mina in Indocina. Le difficoltà di bilanciare le diverse anime di una organizzazione neo nata, che raccoglieva i maggiori esponenti del fotogiornalismo dell’epoca. Lo sviluppo della parte americana dell’agenzia, inizialmente non allo stesso livello della parte europea, che aveva Capa, Cartier Bresson, Seymour, Rodger. Il reclutamento di uno squattrinato Elliott Erwitt, lo stesso che, divenuto presidente, avrebbe dato il benservito a Morris una decina di anni dopo il suo ingresso. Le difficoltà di gestione di un Eugene W. Smith e della sua limitata produttività.

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(Robert Capa ripreso da John G. Morris verso la fine della seconda
guerra mondiale)

La vita di un giornalista che oggi definiremmo “precario”, che dopo essere stato il photoeditor del Washington Post è passato a TIME/LIFE books e ne racconta le vicende interne, fino al suo licenziamento in tronco, ottenendo la pensione solo in virtù della sua conoscenza dell’editore.

Poi al New York Times ed infine al National Geographic a Parigi.

Avevo preso questo libro aspettandomi una prospettiva dall’interno del fotogiornalismo di guerra dei nostri giorni, forse tratto in inganno dalla copertina che ritrae James Nachtwey che riprende la guerriglia in Sud Africa nel 1994. Invece è il racconto di un periodo storico dalla prospettiva di un signore che ne è stato protagonista dietro le quinte.

John G. Morris è nato nel 1916 e si racconta con delicatezza e discrezione, accennando appena alle sue vicende personali sullo sfondo di un periodo storico di grande intensità: la fine della seconda guerra mondiale, la guerra civile spagnola, le guerre nel sud-est asiatico. E’ stato proprio lui a portare in redazione la fotografia di Eddie Adams dell’esecuzione del vietcong da parte del capo della polizia sudvietnamita, sostenendo che la questione non fosse se usarla o meno, ma unicamente “quanto grande”.  Ed anche la fotografia di Nick Ut della bambina che fugge nuda dal
suo villaggio distrutto dal napalm.

sparo

vietnam

Un libro appassionante che non parla direttamente di fotografia, ma di come la fotografia sia in grado di rappresentare, e forse formare, una società.

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Un pensiero su “John G. Morris, decano dei photoeditor

  1. Vorrei aggiungere che John Morris è un convinto antagonista della guerra, al punto da fondare una associazione di giornalisti contro l’interventismo americano nel mondo.
    Le sue opinioni lo hanno messo anche nel mirino del maccartismo e lui stesso parla del dossier che lo riguardava.

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