Arne Svenson, le finestre indiscrete e i diritti fondamentali

Cosa succede quando un amico ornitologo regala un potente teleobiettivo ad un fotografo, Arne Svenson, specializzato in paesaggi e nature morte? Soprattutto se l’edificio di fronte a quello in cui abita Svenson ha delle grandi finestre che vanno da pavimento a soffitto? Ma é ovvio, Svenson accantona le nature morte e inizia ad interessarsi a quel che fanno i vicini.

image

Nascondendosi nell’ombra del suo appartamento oscurato, per un anno Svenson fotografa incessantemente, ogni giorno, le persone che abitano di fronte a lui e così facendo mette insieme un portfolio che chiama, é chiaro, The Neighbors (I Vicini) e lo espone a Los Angeles e a New York, non prima di aver ricevuto parere positivo dal suo legale circa la legittimità di questa operazione. E com’é ovvio, i vicini non sono felici di scoprire dalla stampa di essere stati segretamente spiati per mesi con un teleobiettivo, fotografati e poi esibiti in grande formato sulle pareti dell’inevitabile galleria di Chelsea. E così prima chiedono la rimozione di alcune immagini dalla mostra e dai siti web della galleria e del fotografo, ma le richieste vengono accolte solo in parte; poi si passa alle lettere tra studi legali e la vicenda finisce in tribunale.

image

Svenson assicura di essere stato motivato esclusivamente da ragioni di espressione artistica; di aver reso irriconoscibili i volti delle persone fotografate per mostrare l’anonimitá della vita urbana, dove gli individui rivelano solo ciò che si può vedere dalle loro finestre. Nel materiale promozionale delle mostre si afferma che per i “soggetti fotografati non si pone la questione della privacy; essi mettono in scena una rappresentazione dietro ad uno schermo trasparente su un palcoscenico di loro creazione con il sipario alzato”. Svenson dichiara anche esplicitamente che “I Vicini” non sapevano di essere fotografati, spiegando di essere stato ben attento a nascondersi mentre fotografava in modo tale da non essere visto. Un reporter del New Yorker, che ha trascorso del tempo insieme a Svenson mentre questi lavorava al progetto, riferisce di averlo visto scattare una foto ad una bambina che ballava semisvestita con una coroncina sulla testa. “Non mi piace quando le bambine vanno in giro senza la maglietta”, si é giustificato Svenson, “ma é una bella foto”.

image

La causa é stata promossa dai genitori di due bambini, di uno e tre anni, che sono stati ritratti da Svenson uno in pannolino e l’altra in costume da bagno; e nonostante Svenson abbia dichiarato di aver fatto in modo di rendere irriconoscibili i soggetti ritratti, secondo i ricorrenti erano invece identificabilissimi, oltre al fatto che l’indirizzo del palazzo dove sono state fatte le foto, inizialmente non divulgato dal fotografo, é poi stato ampiamente reso noto dagli articoli di stampa che si sono occupati della vicenda.

image

Nella sentenza, la Suprema Corte dello stato di New York conduce una dettagliata analisi delle norme che tutelano gli interessi contrastanti in gioco, da un lato il Primo Emendamento che tutela il diritto del fotografo alla libera espressione delle proprie idee e della propria creativitá e dall’altro la norma in materia di privacy che tutela il diritto dei vicini a non essere esposti contro la propria volontà nell’intimità della propria vita privata. La disciplina sulla privacy dello stato di New York, come già visto a proposto del caso Nussenzweig vs. diCorcia, ha un ambito di applicazione molto più ristretto rispetto all’analoga disciplina italiana perché la tutela americana richiede il consenso della persona ritratta solo quando venga fatto un uso pubblicitario o commerciale dell’immagine. Inoltre, sempre il caso Nussenzweig ha chiarito che la pubblicità o la vendita di un’immagine fotografica che si possa considerare un’opera d’arte non rientra nella definizione di uso commerciale. Arne Svenson é un fotografo riconosciuto dalla critica ed ha esposto i suoi lavori in gallerie e musei in America ed Europa; questo é sufficiente a far rientrare il suo lavoro nella tutela del Primo Emendamento. Negli Stati Uniti agli artisti viene accordata una protezione di rango costituzionale perché si riconosce un fondamentale interesse del pubblico alla circolazione e alla libera diffusione delle idee espresse attraverso le opere d’arte.

image

La Suprema Corte non ha quindi potuto fare altro che dare ragione a Svenson, ma ha anche soggiunto: “per quanto il comportamento [del fotografo] possa risultare sgradevole, la pubblicazione delle foto dei ricorrenti come opera d’arte non può, allo stato attuale della normativa, essere considerato così oltraggioso da superare i limiti della decenza e delle previsioni della legge sui diritti civili […] Di certo, con questo nostro pronunciamento, e pur non trovando alcun appiglio giuridico per considerare questi fatti una violazione del diritto alla privacy, non intendiamo liquidare come poco rilevanti le preoccupazioni dei ricorrenti. Ed è altrettanto vero che molte persone, al pari dei ricorrenti, si sarebbero sentite giustamente offese dal modo intrusivo con il quale quelle foto sono state realizzate. Ciò detto, tali preoccupazioni devono più correttamente essere rivolte al legislatore, che é il soggetto titolare del potere di rimediare a questo tipo di ingiustizie. Come chiaramente illustrato dai fatti preoccupanti di cui si é qui trattato, in questi tempi di aumentata minaccia al diritto alla privacy portata dalle nuove e sempre più invasive tecnologie siamo a chiedere al legislatore di rivedere questa delicata materia, dal momento che questa corte é costretta ad applicare le norme esistenti”.

image

La vicenda, al di là dell’esito giudiziario che risente della specifica legislazione vigente nel luogo e nel tempo in cui si sono svolti i fatti, solleva una serie di questioni da cui non può prescindere chi fotografa le persone. Se una fotografia appartiene innanzitutto a chi l’ha fatta, essa appartiene, in maniera diversa ma non meno rilevante, anche a chi dalla foto é ritratto, perché ne mostra le sembianze; e il modo in cui queste sembianze sono mostrate potrebbe essere non gradito se non addirittura dannoso per la persona ritratta. Di questo fatto é necessario tenere conto, soprattutto alla luce del fatto che la diffusione via web oggi espone le immagini ad un pubblico potenzialmente infinito, cosa che non accadeva in passato.

Tutte le mie foto ritraggono persone che mi sono molto vicine, quindi entrambi gli aspetti della questione mi riguardano direttamente. Personalmente non ho trovato una soluzione al problema ma ultimamente posto online molte meno fotografie rispetto a quanto facevo in passato. Mi é capitato di vedere mie foto bloggate e ribloggate fino a finire in raccolte di immagini quanto meno discutibili. Ciò che rende possibile l’uso improprio di quelle fotografie é il fatto che io le ho postate online consentendone la libera visione a chiunque; ho quindi dovuto renderle non pubbliche per rimuoverle da un’associazione potenzialmente dannosa per la persona ritratta. Questa soluzione comporta però una rinuncia a mostrare e quindi una limitazione al diritto di espressione attraverso le fotografie.

Della questione si é occupata, nel 2010, la mostra Exposed: voyeurism, surveillance and the camera alla Tate Modern, che ne ha esplorato i vari aspetti. Se inizialmente l’estrema facilità di acquisizione e di circolazione delle immagini offerta dalle tecnologie digitali pareva portare solo straordinari vantaggi, oggi che queste tecnologie sono diffuse ovunque ci accorgiamo anche degli svantaggi e questo evidenzia un conflitto probabilmente insanabile tra il desiderio di mostrare e di vedere, da un lato, e il legittimo interesse a non essere esibiti come oggetti per la curiosità del pubblico dall’altro.

Annunci

Un pensiero su “Arne Svenson, le finestre indiscrete e i diritti fondamentali

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...