Si fotografa come si vive?

A margine di una lectio di Efrem Raimondi alla Triennale, è nato su Punto di Svista un botta e risposta fra il fotografo e G. De Bonis.
Non entro in merito a quanto discusso: ognuno può farsi una opinione, e credo comunque che non siano pochi gli aspetti che sono stati affrontati da prospettive diverse solo perché i temi sono vastissimi e i termini si possono prestare a fraintendimenti.

Mi preme però sottolineare un passaggio della replica del fotografo, quando consiglia ai giovani di preservare la propria autenticità anche quando si presentano i propri lavori in contesti diversamente omologati.
Per la serie: meglio essere rifiutati da chi non comprende o non apprezza la nostra personalità che essere accantonati perché non abbiamo copiato bene.

E qui ritorno ancora una volta al perché si fotografa, ad un’idea di fotografia che ognuno dovrebbe maturare e fare propria. Questo non può che condurre ad una espressività che rispecchia il proprio carattere, le proprie convinzioni.  Nelle  immagini prodotte, anche le più disparate, facilmente finirà per trasparire ed emergere un filo conduttore, che possiamo chiamare il nostro “sentire”.

Voglio estremizzare: si fotografa come si vive.
Almeno un po’.

Come non dare ragione,  per una volta, a Benedusi quando scrive: “se guardi il grande fratello, farai delle fotografie di merda”.
O a Fontana: “per fare delle fotografie profonde, profondi bisogna esserlo”.

Possiamo così indignarci e polemizzare contro il potere, le corporazioni, le multinazionali, la globalizzazione, il mercato dell’arte, il crollo dei prezzi eccetera.  Ok,  le dinamiche che regolano i vari settori della fotografia sono evidenti e spesso poco esaltanti.
Ma non ripariamoci dietro alibi infiniti: perché se uno veramente ha talento e corre forte, la sua asticella finirà per saltarla, prima o poi.

A noi la scelta, se brancoliamo ancora nel brodo delle mezze-cose:

possiamo  mettere un like a queste parole ma  poi continuare a pubblicare meravigliose, leccate e perfette cartoline;

possiamo trovare un nostro nido pseudo-alternativo, rovesciarci l’un l’altro  un mare di parole  e cullarci beati nel conformismo dell’anticonformismo;

oppure  fermarci e cercare la nostra direzione.

Una questione di carattere, di vita.

Giuseppe Pagano

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3 pensieri su “Si fotografa come si vive?

  1. Leggendo questo articolo mi sovviene una frase di Isabel Allende : La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. È una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza d’una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva d’una schiena femminile, nella consistenza d’un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà.

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