La metafisica di George Tatge

Semplicità e complessità.

Sintesi e approfondimento.

L’arte, ma anche tout court la vita stessa, ci mostra spesso i  risultati che si possono raggiungere quando si contemperano alla perfezione gli opposti.

Ci sono autori che si cullano su un’idea fino allo sfinimento, altri che sfornano libri come certi cd musicali dove un pezzo valido è accompagnato da molti così-così,  altri che  pubblicano ad ogni starnuto.  Per non parlare di quelli che inseguono l’originalità a tutti i costi.  O di quelli  che – semplicemente – navigano sotto costa.

E poi ci sono i grandi.

George Tatge: Italia metafisica.

Nel magazine di Iovine  potete trovare alcune foto del libro.  In questo video  Tatge spiega  come è nata l’occasione della mostra e del volume.  In questo blog  due estratti dai testi, e una biografia dell’autore.

Non vado a ripetere quello che già troverete nelle recensioni, ma mi lascio andare a qualche impressione personale, nella speranza di convincervi ad acquistarlo.

Le analogiche di Tatge,  scattate con un banco ottico Deardorff 13×18,  come dicevo sembrano  unire  semplicità e  complessità.   Credo che tutti ci siamo imbattuti in immagini che impattino al primissimo sguardo, ma che poi non sottendano nulla,  come anche – all’opposto – in concettualità a latere sofisticate e interessanti, ma che non riescano ad  emergere.   Ogni opera di Tatge appare invece come una stratificazione di senso, e quando siamo colpiti dalla sua cristallina bellezza  possiamo soffermarci  e  captare livelli più profondi,  misure nascoste di una fotografia meditata.  Se vogliamo questo traspare anche dal video prima linkato:  il linguaggio non potrebbe essere più intelligibile, ma  intuiamo la mitezza del forte, di chi è acculturato  ma non sfoggia.  Autore e fotografie danno veramente l’impressione di verticalità.

Coerentemente le preziosità colte da Tatge – pur beneficiando di un calibrato bianco e nero da collezione – non  cedono mai allo spettacolare.  “Questo è quanto”,  sembrano dire.  La rinuncia a qualsivoglia appesantimento – tentazione oggi purtroppo frequente –  mantiene pulito il nostro percorso esplorativo  e lo facilita:  ogni foto  brilla di luce propria, non dobbiamo filtrare nulla, possiamo abbandonarci  alla visione.

Il titolo “Italia metafisica “ ,  come tutti i titoli/didascalie/spiegazioni  che rispettano il mistero fotografico,  assolve bene il compito di indicare una direzione all’ osservatore.   Non di più,  è nostro compito indagare le suggestioni  di muri, buchi,  reti, forme da mettere in relazione.   Qualche cielo, qualche statua ci riporta più facilmente ai luoghi della pittura metafisica, ma le allusioni rimangono comunque discrete,  in una  miscela fra passato e presente, fra naturale e costruito.

Viviamo in un mondo compresso: da una parte  gli effetti speciali di  millemila fotoamatori, che puntano a irreali gamme dinamiche o overdose di colore, dall’altra tentativi di artisti che cavalcano l’onda opposta,  desaturando e sovraesponendo anche loro zia.  E allora il libro  di George Tatge  è veramente didattico, rimette gli occhi sulla palla, ci dimostra come ovunque l’incontro fra la nostra sensibilità e il divenire delle situazioni  possa  sfociare in un lavoro di spessore.

Buona visione.

Giuseppe Pagano

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5 pensieri su “La metafisica di George Tatge

    • 😉

      Felice che le sue immagini possano incontrare il tuo interesse… è uno di quei libri che rivitalizza lo sguardo su ciò che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.
      Non è necessario andare in Alaska, per fortuna.

  1. Credo, ammesso che ve ne fosse bisogno, che fotografia vuol dire prendersi del tempo, guardare, osservare, inquadrare, adottare diverse prospettive.
    Viviamo nella mistificazione del “momento decisivo”, con l’errata convinzione che voglia dire uno scatto e via di corsa verso il prossimo. Sono convinto che lo stesso HCB il suo momento decisivo lo sapesse aspettare anche per ore.

  2. Sicuramente, Luca.
    Le riprese con quell’armamentario non posso certo essere… “mordi e fuggi”, o “ne scatto cento, qualcosa uscirà”.
    Ma la lentezza risiede anche nel formarsi della raccolta, che comprende fotografie scattate in tanti anni.

    Lo slow mode è parte inscindibile di questa produzione, un tutt’uno con l’autore, il suo sentire, i suoi esiti.

    E a fronte di tanti progettuzzi usa e getta come non apprezzarlo.

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