Darcy Padilla – Family Love

Quando, nel gennaio 1993, Darcy Padilla incontra Julie Baird per la prima volta, Julie ha 18 anni e la vita le é già andata tutta storta. Immaginate il peggio che può capitare partendo da una situazione di abbandono, maltrattamento ed estrema povertà sin dall’infanzia e avrete una buona approssimazione. Julie muore di AIDS a 36 anni, nel 2010: non é una storia a lieto fine.
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Del lavoro che si chiamava ancora provvisoriamente The Julie Project avevamo già parlato un paio d’anni fa; al link segnalato c’erano fotografie, testi e anche file audio; oggi, nel sito dell’autrice tutto quel materiale non c’è più, qualche foto si trova sul sito dell’Agence Vu. Fortunatamente, Darcy Padilla ha appena pubblicato il lavoro sotto il titolo di Family Love e sta ricevendo molta attenzione.
Per 18 anni Padilla ha continuato a fotografare Julie, i suoi compagni e i suoi primi due figli, Rachel e Tommy, fino a quando Julie ha perso la potestà genitoriale e i bambini sono stati dati in adozione. Ha proseguito, dopo la morte di Julie, fotografando l’ultima figlia, l’unica di sei che Julie era riuscita a tenere con sé, e mantenendo i contatti con gli altri figli, che Padilla poco a poco é riuscita a ritrovare anche grazie alla notorietà che nel tempo questo lavoro ha guadagnato. Family Love copre un arco complessivo di vent’anni.
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Julie era americana, ha vissuto a San Francisco e poi in Alaska: non é un caso che il libro di Padilla é stato pubblicato in Francia e al momento non é venduto online da Amazon.com: della povertà estrema, delle sue cause e delle sue conseguenze, in America non si parla.
Due anni fa, quando The Julie Project é stato presentato su questo blog, aveva suscitato reazioni piuttosto critiche; tutte le volte che un fotografo ritrae situazioni di assoluto degrado in maniera diretta c’é il dubbio che vi sia stata un’omissione di soccorso in nome dello spettacolo o, come minimo, che non sia opportuno mostrare pubblicamente persone in situazioni cosí squallide.
La domanda é legittima. Negli anni, Padilla, Julie e la sua famiglia sono diventate molto legate; Padilla ha fatto tutto quello che ha potuto per aiutare Julie, pagandole le bollette, aiutandola nei rapporti difficili con le autorità pubbliche, soprattutto standole vicina; Padilla ha sempre avuto il consenso di Julie nel fotografare lei e i suoi bambini e nel mostrare pubblicamente le fotografie. Nulla di tutto questo é servito a togliere quella povera donna dalla sua condizione di miseria se non per un solo fatto: sapere che dopo la sua morte ci sarebbe stato qualcuno in grado di raccontare la sua storia, soprattutto ai figli con cui aveva perso i contatti, per consentire loro di riconciliarsi con il proprio passato e superarlo, interrompendo la catena di abbandono e violenza che da una generazione all’altra aveva segnato quella famiglia.
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Per quanto riguarda il mostrare queste immagini pubblicamente, per alcuni questo libro sarà troppo forte; ma è un esempio di fotografia necessaria. Le cose che mostra devono essere viste e devono essere conosciute. Ci sono tante Julie nel mondo, non solo in Paesi lontani. In un’intervista, Padilla spiega che la ragione di mostrare questo lavoro è fare sì che chi guarda, quando si imbatterà la prossima volta in una persona in povertà, sappia di avere di fronte una situazione molto più complessa che non semplicemente una persona senza lavoro.
Padilla ha documentato la povertà negli Stati Uniti per tutta la sua vita professionale, con un approccio sociologico nella tradizione del migliore reportage americano, indagandone le cause e le implicazioni attraverso immagini e testo; sotto questo profilo, il lavoro su Julie rientra nella più ampia attività fotogiornalistica di Padilla ma la travalica per importanza e durata del coinvolgimento personale. L’indagine supera la professione diventando vita vissuta insieme ed acquisisce una dimensione e una profondità fuori dall’ordinario. Questi due aspetti, la necessità per i figli di Julie di sapere chi era loro madre e il rigore del percorso professionale dell’autrice valgono a superare ogni riserva sull’onestà delle intenzioni e sull’opportunità della pubblicazione.
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