Senza confini

E’ passato un anno dalla pubblicazione, sul blog  Fotocrazia, di questa dissacrante e liberatoria nota di Michele Smargiassi con un seguito numeroso di interventi,  anche di personaggi qualificati del mondo della fotografia.

Lo sfogo  di Smargiassi ha avuto indubbiamente il pregio di  denunciare che il re è nudo.  La catena di montaggio e infiocchettamento  del nulla lavora sempre a pieno regime, e su queste pagine l’abbiamo ripetuto più volte.

Ma come puntualizzato nel prosieguo dei post, e come riconosciuto anche da Smargiassi, non è comunque il caso di fare di ogni erba un fascio.  Anche se ormai è arcinoto che la fotografia quale espressione artistica non lo motiva,  è più attratto dalle dinamiche sociali.

Al sottoscritto, invece,  la fotografia  interessa  quando inizia a profumare di arte.

Una ricerca che travalica,  quindi, i clichés denunciati  da Fotocrazia.   E su questa strada la discriminante originalità perde un po’ di importanza:  si può rientrare pienamente  in quella casistica e al tempo stesso varcare la soglia dell’oltre.

Le vie dei link sono infinite e in questi giorni sono rifinito in quell’articolo,  trovandovi  un intervento di Pino Musi che allora mi era sfuggito.  Riesce bene  a  sottolineare la lateralità dell’approccio artistico.
Lo riporto quasi integralmente:

“La fotografia contiene dentro di se la noia, la reiterazione di un gesto, il già visto. I fotografi sono sempre epigoni, per loro natura, anche se la prendiamo molto alla lontana nel tempo.  L’ accanirsi a ricercare l’iperbole, nuove gestualità, tentare di urlare più forte non è indice di fare arte con la fotografia. E non è l’assunzione di un ruolo “io sono artista” a far si che lo si diventi per incanto. Le cose più interessanti e che fanno sconfinare quasi automaticamente la fotografia fuori dai suoi recinti autocompiacenti per entrare con discrezione nel non-recinto dell’arte (e non parlo del mercato dell’arte, attenzione) sono i sottili spostamenti (di forma, di senso) non dichiarati, quelli che insinuano dubbi, spiazzamenti minimi, fuori dal volere dell’autore. Gli autori che operano con disincanto e non sudditanza al mezzo, ma nello stesso tempo con rispetto, sono coscienti di questo, sanno che questo elemento imponderabile è parte vitale del linguaggio fotografico e, senza accanimento, lasciano che un certo imprevisto si insinui nella propria ricerca, senza costruirci sopra pomposi castelli di carta che servono solo a supportare vuotezza di contenuti…”

E’ terreno minato, difficile che un autore si esprima con chiarezza su questi temi.  Per questo lo ritengo prezioso.

Buone riflessioni.

(nella fotografia: Pino Musi. Immagine tratta dal sito Fondazione Fotografia Modena)

Giuseppe Pagano

 

Annunci

5 pensieri su “Senza confini

  1. Che dire.. grazie per avermi fatto leggere l’articolo di M.Smargiassi. L’ho letto sorridendo e l’ho preso per quel che trovo sia: una riflessione onesta e franca. Anche gli interventi di Musi, uno dei quali riporti, fanno riflettere. Però credo che, se ci si pensa bene, il doversi confrontare/misurare con altri che hanno altri modi di intendere la fotografia o l’arte in generale, non ha alcuna importanza se non magari quella di aiutare a confrontarsi criticamente con sè stessi. Personalmente ho una mia idea della fotografia, che uso come linguaggio espressivo. A volte credo di utilizzarlo bene, molte alte volte meno. Dipende dall’impegno e dall’umiltà che ci metto ( e qui penso che sia meglio fotografare molto poco ma bene che viceversa). Ritenere che lavori altrui (resi famosi o pubblici che dir si voglia) non valgano una cippa è pur sempre una presa di coscienza onesta. E vale più di mille parole -.
    Ciao

  2. Il pensare di coltivare ragionamenti o visioni “vergini”, senza influenze di tutto quello che ci ha preceduto, è puerile; il porre l’originalità in cima alle priorità è pochezza; il piazzarsi su un binario già consolidato e remunerativo per sfruttare il filone è meschino.
    Le trappole sono quotidiane, la strada è stretta, si fa fatica.
    E il mondo non tira dalla parte giusta: bisogna pure andare controcorrente.
    Ma non c’è alternativa.
    Grazie per il passaggio, Carlo!

  3. E’ di fatto impossibile rispondere compiutamente alla tua domanda, Luca.
    Se si potesse, questo blog non esisterebbe nemmeno.
    Nell’intervento che ho riportato, Musi cita il “non-recinto dell’arte”, e non potrebbe essere altrimenti.
    Se però da qualche parte vogliamo appigliarci:
    c’è chi definisce arte “tutto quello che gli uomini chiamano arte”;
    per qualcun’altro la fotografia è d’arte se viene presentata nei luoghi dedicati all’arte;
    altri considerano artistica la fotografia che è frutto di un lavoro originale e di livello elevato di interpretazione;
    c’è chi parla di arte in fotografia quando questa provoca uno spostamento culturale, lasciando il segno.
    Per il sottoscritto la mission dell’arte è rendere visibile l’invisibile.

    Ciao!

  4. Pingback: Gianfranco Ferroni Fotografo | pensierifotografici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...