Di lemmi fotografici

Salgado,  Scianna,  Sequenza,  Significato,  Silenzio,  Stop down,  Street photography,  Sublime,  Summilux.

E’ una parte dell’indice di  “Di lemmi fotografici”,  l’ultimo libro di Carlo Riggi.

Non è mia abitudine linkare e rilinkare in sequenza gli autori,  ma questo dizionario scritto dall’autore de “L’esuberanza dell’ombra” merita la menzione.

La sfilata di  termini con cui ho aperto questo post rende bene il continuo salto di palo in frasca che caratterizza il volume: l’elegante sottotitolo  è  “Dizionario sragionato di Fotografia” , ma potrebbe anche essere, più esplicitamente,  “parlo di quello che voglio quando voglio”.

Il passaggio assolutamente disinvolto  e  discorsivo  fra argomenti così  disparati  rende la lettura  particolarmente lieve.  Perché in realtà un  filo conduttore c’è e si capta al volo:  il “sentire” dell’autore.   Più che davanti ad un saggio fotografico sembra di essere seduti al tavolino di un bar, dove un intellettuale incontra nuovi amici e parla del suo trascorso fotografico,  focalizza convinzioni e perplessità filosofiche,  non disdegna di soffermarsi sulle peculiarità di un obiettivo o di una fotocamera,  tratteggia personalità del mondo della fotografia e dell’editoria,   rivive il passaggio dall’analogico al digitale passando per l’esplosione web.

Vorrei scrivere che si legge tutto d’un fiato, ed in effetti è così,  ma… sempre pronti a tirare il freno e a sottolineare con la matita qualche concetto.  Perché il nostro è psicoterapeuta e autore  fotografico,  e riesce mirabilmente a sondare motivazioni ed effetti  degli scatti.
Qualche argomento è particolarmente insistito, sviscerato in tutte le sue sfumature, ma trattandosi delle radici del fare fotografia (che il sottoscritto condivide pienamente) credo  non solo sia perdonabile ma opportuno.

Un continuo oscillare fra considerazioni di ampio respiro, universali, e tratti di percorsi decisamente personali.  Riggi si svela senza remore, con la forza e la debolezza di chi prosegue liberamente la sua ricerca,  senza quei funambolismi  cui  spesso ricorre chi mira a galleggiare senza esporsi.  Nel libro si trova spesso il termine “emozione”, e chi bazzica il mondo della fotografia più avanzata (forse) sa come sia stato praticamente bandito:  insieme ad altri, potrebbe essere materia di un nuovo dizionario, quello delle parole destinate al confino fotografico.

La visione di Riggi  non ha la pretesa di  esaurire il fotografico in un ricettario, altri approcci sono ovviamente validi se sostenuti da autenticità e spessore;  anche il mondo fine art, qui bistrattato nelle sue declinazioni più formali e insipienti,  in realtà comprende squallori ed eccellenze.
Ma le incursioni profonde e sincere di Riggi sono veramente interessanti, e valgono l’acquisto.  Un libro da leggere e – ogni tanto –  riprendere.

A margine, una nota:  chi predilige il mondo Leica troverà in più di una pagina pane per i suoi denti…

Buona lettura.

Giuseppe Pagano

 

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