Robert Mapplethorpe e Sally Mann: due memorie con fotografie

Di Patti Smith, Just Kids, avete probabilmente già sentito parlare; il volume é stato pubblicato nel 2010 e ha avuto grande successo. Racconta come Patti Smith é diventata Patti Smith e come Robert Mapplethorpe é diventato Robert Mapplethorpe, sullo sfondo della New York tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 con tutto quanto ha fatto quegli anni, il Chelsea Hotel, la Factory, i poeti beat, il rock, le droghe e poi l’AIDS. All’inizio, di fotografia si parla relativamente poco perché, nei primi anni della sua attività artistica, Mapplethorpe disegnava, realizzava collages, installazioni e collane con materiali trovati. Ad un certo punto iniziò ad incorporare nelle sue installazioni immagini fotografiche che ricavava da riviste; quando Patti Smith cercava di convincerlo a farsi le foto da sé, così sarebbero state esattamente come le voleva, lui scartava l’idea per il costo dei materiali e il fastidio di doversi occupare del processo. Come si può notare da questa foto, uno dei problemi che i due giovani artisti in quei tempi dovevano affrontare ogni giorno era mettere insieme abbastanza soldi per comprarsi la cena.
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Quando Mapplethorpe riusciva a comprare un pacco di Polaroid, non solo cercava di non sbagliare nessuno scatto, ma riutilizzava ogni parte della confezione (il caricatore come cornice, la linguetta e anche quelle venute male, che rielaborava) in modo che nulla andasse sprecato. Poi inizió a gravitare sempre più verso la fotografia e trovó in Sam Wagstaff un compagno e un mentore che sostenne la sua carriera artistica consentendogli di realizzare in pieno la sua visione. Il libro racconta la vita comune di Patti e Robert sino alla soglia del successo, quando le loro strade si dividono, una per seguire la sua band, l’altro rimanendo a New York, anche se il legame profondissimo di amicizia, reciproca solidarietà e sostegno non verrà mai meno, sino poi a riunirli quando Robert si ammalerà di AIDS.
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Uno dei momenti più belli raccontati nel libro risale ad una sera dell’estate del 1978; mentre Robert e Patti stanno camminando per l’Ottava Strada, sentono le note di Because the night rimbombare dall’interno di un negozio dopo l’altro; Robert sorride e cammina a ritmo della musica. Si accende una sigaretta. I due, insieme, erano passati attraverso anni difficilissimi; Robert era orgoglioso senza riserve del successo di Patti e il riconoscimento che desiderava per sé stesso lo desiderava per entrambi. Quindi esala una boccata di fumo e dice, in tono di scherzoso rimprovero: “Patti, sei diventata famosa prima di me”.
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La seconda, Sally Mann, Hold Still, non ancora tradotta in italiano, é una raccolta di memorie della fotografa americana che ha fatto della propria famiglia uno dei soggetti principali del suo lavoro. In questo libro la fotografia riveste un ruolo molto più presente perché autrice é la fotografa stessa e le riflessioni sul processo fotografico e sul senso  del fare fotografia sono parte integrante della narrazione.
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Particolarmente interessanti sono le considerazioni a margine della controversia suscitata dalla mostra, nel 1990, e poi dalla pubblicazione nel 1992 di Immediate Family, una raccolta di immagini che ritraggono i tre figli della fotografa, Jessie, Emmett e Virginia, durante le lunghe estati trascorse nella loro fattoria in Virginia. Un anno dopo le polemiche scatenate dalla personale di Robert Mapplethorpe, The perfect moment, che includeva fotografie dal famigerato Portfolio X, il fatto che una madre esibisse pubblicamente immagini dei propri bambini contenenti nudità oppure implicitamente suggestive di possibili abusi (ad esempio Damaged child, 1984, qui sotto) scatenó nuovamente una pioggia di critiche.
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La fotografa, nel libro, conduce una vigorosa difesa del suo lavoro; un estratto si può leggere qui, purtroppo solo in inglese.
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Resta il fatto che, come la fotografa stessa scrive con riferimento ad un altro suo progetto, “lo sfruttamento [del soggetto] sta alla radice di qualsiasi grande ritratto. E lo sappiamo tutti. Anche il ritratto più semplice di una persona é eticamente complesso ed il fotografo che nutra un’ambizione, non importa quanto sincera, é compromesso sin dall’inizio. (…) E ci si può domandare se l’essere il soggetto di un’opera d’arte possa attenuare l’ingiuria che deriva da una rappresentazione potenzialmente dannosa. Forse si, forse l’ingiuria diminuisce nel tempo, in particolare man mano che l’importanza dell’opera cresce. (…) In ogni caso, rimane il fatto che molti, oserei dire la maggior parte dei buoni ritratti si fanno in misura maggiore o minore alle spese del soggetto”.
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Entrambe le letture sono molto interessanti per comprendere il modo di lavorare dei due fotografi e, soprattutto nel caso di Just Kids, per il racconto di un’epoca irripetibile. Tratto comune che emerge é la dedizione costante al proprio lavoro e l’accumulo di una non comune cultura artistica che ha alimentato e sostenuto sia il lavoro di Mapplethorpe che di Mann. In più, per noi che amiamo le fotografie, entrambi i volumi sono accompagnati da immagini, un’ampia raccolta nel caso del libro della Mann, che formano parte integrante della narrazione e la completano in maniera sostanziale.

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2 pensieri su “Robert Mapplethorpe e Sally Mann: due memorie con fotografie

  1. Certo Luca; sono stata un po’ sintetica perché mi pareva già di aver scritto sin troppo. Entrambi i libri danno conto del modo di essere dei due fotografi, come ogni buona memoria dovrebbe fare, e questo lo davo per scontato; e certamente il modo di essere di un fotografo condiziona il modo di lavorare e quindi il risultato finale, dunque distinguere i tre aspetti può essere difficile oppure anche impossibile. Quel che volevo dire é che entrambi i libri raccontano (anche) nei dettagli l’atteggiamento di entrambi i fotografi verso il lavoro (dove per lavoro si intende la ricerca artistica), il modo in cui l’affronta(va)no e le loro considerazioni al riguardo. Personalmente questo lo trovo molto interessante.

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