RESET

Quattro giorni alla fine di un altro anno in cui abbiamo sguazzato in un oceano di immagini. La gran parte di queste: modi di comunicare social, un fluire incessante di pseudo storytelling, post-it visivi, figurazioni di massime filosofiche da cioccolatino, cartoline di saluti baci & vanità, cinofilia ambigua e che caldo fa.
Panta rei.

E poi le PHotografie che alle volte paiono fatte per mostrare un’appartenenza più che un pensiero: evangelizzatori mirrorless, bianconeristi di nuovo corso ma dallo sguardo in technicolor, virtuosi di gamme dinamiche e di sfocati in via di tumulazione negli hard disk “landscapes 2015” e “portraits 2015”, rigoristi della linea pulita e alla moda allineati e coperti…
Generalizzando, facciamo quasi tutti e quasi sempre foto “alla maniera di”. Quello che migliora la nostra capacità di sintesi visuale é la selezione spietata – tanto meglio se prima dello scatto – ma restiamo troppo spesso imbrigliati da regole riproducibili, stilemi e mode visive applicate pedissequamente, quasi che la fotoamatorialità si autoreferenziasse nel manierismo e nel perfettismo.

Non sto certamente sdoganando la sciatteria e a scanso di equivoci: chi le fotografie le fa indagando, osservando e pensando esercita nel suo agire una disciplina e i frutti di uno studio e non ricordo UNA sola espressione o comportamento umano in cui menefreghismo o “volontaria ignoranza” abbiano aggiunto valore; eppure mi pare che alle volte sarebbe benefico tornare al “grado zero”, per dirla come Klein.

Nei mesi scorsi è nato un progetto dove ad alcuni bimbi di un villaggio in Somalia, totalmente digiuni di fotografia, è stata regalata una fotocamera usa e getta con un rullino da ventisette pose e la libertà di raccontare il loro mondo (trovate i dettagli in questa pagina).

Al di là delle belle motivazioni e dello scopo dell’iniziativa, e messa da parte la sensazione di trovarmi di fronte a scatti dei tempi di Afrapix coniugati al presente, io ci ho visto foto naïve che manifestano e muovono occhi e pensiero molto molto più di tante nostre fotine di maniera (il gusto dell’esotico qui non conta, basta confrontarle con l’ovvietà di tante foto di memorabili viaggioni africani) e ripenso a quante sovrastrutture abbiamo noialtri, e che alle volte faremmo bene ad alleggerirci da certi fardelli.

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Questi allora i miei auguri per il 2016 (a me per primo):
saper selezionare, sfrondare gli scatti inutili e le attività inutili, e appunto i manierismi compiacenti. Reset.

Alberto Baffa

note in calce:

– ringrazio Roberto Gresia per la condivisione delle fotografie di aa. vv. contenute in questa pagina

– a proposito del rigore oggettivo e dei suoi frutti contemporanei: chi capitasse in Alsazia in questi giorni di mercatini senza neve ha un’occasione d’oro per allungare fino a Baden Baden, dove va di scena un’antologica di Gursky.

 

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