Le dimensioni contano (?)

Comincio queste righe con una confessione.
L’opera “Rhein II” di Gursky, un tot di tempo fa, mi garbava il giusto. Erano i giorni che s`era saputo essere diventata la foto più  quotata al mondo, la qual cosa aveva dato la stura a considerazioni e anatemi sulle dinamiche dell’arte contemporanea e a memorabili sproloqui di quanti – appagati delle acque setose sui propri monitor che gli eran costate stoiche levatacce – si sentivano beffati da cotanto riconoscimento verso una porcheria di cielo grigio & fiume non so.

In quello scorcio sul Reno, calmo e a-temporale, ci vedevo o meglio sentivo un senso di calma impassibile, una natura congelata e metafisica e questo mi pareva buono, ma ridotto all´osso in un tale minimalismo da suscitare alla fine poco interesse. Sospesi il giudizio, perchè quanto vedevo sul web era solo il fantoccio di una fotografia ideata e predestinata a ben altre dimensioni.

Da quel tot di tempo fa in poi ho letto qualche pagina in più per aprire spiragli mentali col desiderio di capire e distinguere ma Rhein II quella era e quella più o meno restava, sebbene la ripensassi in maniera più consapevole… fino all´altra domenica, quando mi sono messo in strada per visitare questa benedettissima mostra di Gursky a Baden-Baden di cui vi avevo fatto cenno in un post precedente.

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Sono dentro, prima sala. L`impatto con queste fotografie spiazza, gli occhi vagano e si soffermano su quei due o tre scatti nel raggio di quindici metri che basterebbe non muoversi da lì – ed é facile in effetti restarsene impalati per un po´, temendo quasi che il gioco finisca presto.
Ci si resetta, ci si accosta alla prima opera, ci si sofferma ed é allora che si cominciano ad afferrare visivamente quegli intendimenti del fotografo che letti su un libro o sul web restavano lettera morta.
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In personalissima sintesi, e in pillole:

Gursky - Beelitz, 2007

Beelitz, 2007… l’umano puntificato in una matrice. Una trama quasi perfetta e quindi ambigua, una veneziana, un pentagramma moltiplicato che si lascia lungamente osservare ma che pretende poi che ci si avvicini… e si notano gli scampoli di esistenza.
Gursky - Beelitz, 2007 cropCi si sente rassicurati e ci assale la necessità di riallontanarci, levitando su quel mondo che torna matrice.
E’ un’opera che ci coinvolge fisicamente, e questo scoprirò nella mostra essere un elemento determinante nelle fotografie di Gursky.

A proposito di questo dialogo tra gli elementi micro e macroscopici in queste immagini vi propongo questo piccolo trattato (link alternativo: https://www.jstor.org/stable/42635859?seq=1#page_scan_tab_contents), poche pagine che vi offriranno una chiave di lettura molto interessante se avrete la pazienza di leggerle.
(nota di servizio: quanto descritto non ha nulla a che vedere con l’adolescenziale passatempo di pixel peeping tanto caro agli entusiasti acquirenti dell’ultima fotocamerona col nuovo sensorone, lo scrivo perchè non si sa mai).

gursky Toys 'R' us, 1999
Toys ‘R’ us, 1999… una coincidenza che strappa un sorriso; é verosimile che altri fotografanti passando da lí l’avrebbero colta ma aspettando il cielo blu e le nuvolette magari, in assonanza con la scanzonata allegria.
Gursky non muove un muscolo, e propone una composizione con un´ “aria” geniale che gela e strappa poi via quel sorriso .

gursky Ohne Titel XIII (Mexiko) 2002

Ohne Titel XIII (Mexiko) 2002… un ossimoro dove la presenza umana incombe ma per replicare paesaggio nudo ed é nell´andirivieni dal macro al micro che si esplicita, affidata a un’automobile (ancora un cardine invisibile, sui libri).

E ancora 99 Cent 1999/2009… il conosciutissimo labirinto, quello che per qualcuno é solo lo sdoganamento autoriale del timbro clone e che a due metri da noi ci investe invece come la piena di un fiume (con una maschera di Hannibal che in questa rivisitazione in mostra ha preso il posto di uno spot di privacy. Materiale vivo).

2016-01-17_IMG_20160117_171415Rhein II, 1999/2015… lo osservavo pensando che vi avrei voluto raccontare di quella scalinata all’orizzonte, anch´essa invisibile a quanti indugiano scandalizzati dalla quotazione economica di quest`opera; lo osservavo e… era come venirne ipnotizzati e poi risucchiati in uno strano diorama senza attori, e in barba alla presunta rassicurante serenità chiedersi se quella corrente ci porterá via per di qua o di là…
Ci si puó stare davanti un tempo indefinito.

Paris, Montparnasse 1993

Per Paris, Montparnasse 1993 – e per chiuderla qui – vi rimando alle note in questo breve video che sintetizza quanto mostra quest’opera come il DNA della vita moderna. Un video che a dirla tutta è uno spot di Sotheby’s, per fare contenti quanti vedono in queste manifestazioni dell’ arte-contemporanea una forma di mercimonio rispetto alla vera-arte-secondo-loro, un biasimo non del tutto infondato e che però non ci turba.
Rinnovo, a proposito di Montparnasse, l´invito alla lettura di quelle pagine indicate prima.

…ma insomma, le dimensioni contano?
Conta ascoltare quello che un autore ha da mostrarci, e osservarlo nel modo in cui lo ha pensato e proposto.

…sí OK ma quindi le dimensioni contano?
Sì, se si è miopi.
Sì, se occorre carta da parati e se eventualmente si avesse il gusto dubbio di attaccare al muro metri e metri di nuvolette e raggi dell’ultimo sole.

E poi ancora sì, se sono funzionali alla manifestazione di un’idea come mi sembra assodato con Gursky dove però piú che essere grandi… sono della dimensione giusta.

No, direi, se sono l’ingigantimento del nulla.

Alberto Baffa

WTD630

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