Alberto Giacometti, ritrattista

Cinquant’anni fa, l’11 gennaio 1966, moriva a Coira Alberto Giacometti. Per ricordare la ricorrenza, la Salm Verlag ed il Centro Giacometti di Stampa (GR) hanno pubblicato Non capisco né la vita né la morte, una bella raccolta di fotografie e ricordi degli ultimi anni di vita dell’artista, nei periodi che trascorreva tra le montagne dei Grigioni, incluse le fotografie del funerale che portò nella Val Bregaglia artisti ed intellettuali amici di Giacometti da Parigi e da tutto il mondo.

GiacomettiLord

Giacometti, oltre ad essere autore delle notissime sculture di uomini che marciano e di donne enigmaticamente dritte in piedi, è stato uno straordinario ritrattista. Questo breve video prodotto da Christie’s in occasione della vendita all’asta del ritratto di James Lord, eseguito nel 1964, é basato sul libro originariamente pubblicato nel 1965 dal Museum of Modern Art, Un ritratto di Giacometti. Nel volume  Lord racconta il laboriosissimo processo con cui Giacometti dipingeva i suoi ritratti, facendo, disfacendo, rifacendo, disperandosi per la propria incapacità di cogliere con esattezza una fisionomia, maledicendo l’impossibliltà del compito che si era prefisso, cancellando tutto e ricominciando da capo il giorno dopo. Ogni sera, alla fine di quelle lunghissime sessioni, Lord annotava le sue conversazioni con Giacometti: “E’ impossibile dipingere un ritratto. Ingres poteva farlo. Lui poteva finire un ritratto. Era un sostituto per la fotografia e doveva essere fatto a mano perché non c’era altra maniera allora. Ma ora non ha senso. La fotografia esiste ed è tutto quello che c’è“.

In realtà, per quanto considerasse tutta quella fatica un insuccesso, e forse proprio perché costretto dall’esistenza della fotografia ad andare oltre a quello che la fotografia può fare, Giacometti riuscì a trovare una maniera del tutto originale per riprodurre l’esatta impressione generata dalla presenza di fronte a lui delle persone che ritraeva – la madre, la moglie, il fratello, l’amante, alcuni amici – con una forza e una autenticità non comune. “Il mio obiettivo è la verità, non la bellezza“, diceva.

Sempre in occasione del cinquantenario della morte, la National Portrait Gallery di Londra ha organizzato una fondamentale mostra in cui per la prima volta l’opera di Giacometti ritrattista, dipinti e sculture, è stata riunita in un solo luogo ed è stato possibile valutarla appieno. Finita la mostra, è ancora possibile acquistare il catalogo. Confrontando i ritratti con le fotografie dei soggetti, la somiglianza appare notevole; ma i ritratti di Giacometti, sempre realizzati dal vero, non hanno nulla dell’estetica fotografica. Un ritratto fotografico registra il modo in cui un persona appare in una frazione di secondo e non può recare traccia di ciò che era un attimo prima né un attimo dopo. Nei ritratti di Giacometti, nell’intreccio delle sottili linee che compongono i tratti del viso, è possibile percepire le ore, gli anni di osservazione, i tentativi di registrare queste osservazioni, i ripensamenti dell’artista che tenta di cogliere l’essenza delle sue percezioni in un processo che lega tutta la sua opera. Chi osserva ha l’impressione di guardare la persona ritratta dritto negli occhi e quegli occhi sono fermi e restituiscono lo sguardo, generando una straordinaria sensazione della presenza di quella persona di fronte a sé.

Per un fotografo, soprattutto se ritrattista, non è possibile prescindere dall’esempio dei grandi ritrattisti del ‘900, Gacometti e Freud, per esempio. E se Giacometti è stato costretto dalla fotografia ad andare un passo oltre, un fotografo dovrebbe provare a vedere se è possibile andare con la fotografia un passo avanti a quello che Giacometti ha fatto.

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3 pensieri su “Alberto Giacometti, ritrattista

  1. E grazie a Lorenza per questa ennesima, preziosa perla.
    Se posso rimarcare, “Non capisco né la vita né la morte” è veramente un eccellente libro, anzi per le dimensioni sembra un grande album fotografico. Le immagini, scattate da illustri come Cartier Bresson o da perfetti sconosciuti, conducono in una full immersion come poche.
    Oggi leggevo da qualche parte della difficoltà di reperire alcuni classici della fotografia non più ristampati, nonostante la richiesta: ecco, credo che questo libro oggi vada acquistato, sfogliato, annusato… e conservato con cura. E’ di spessore. E un domani anche di più: sarà una piccola-grande rarità, una chicca da intenditore. Fidatevi! 🙂

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