Le scatole

Cominciamo dalla prima, banalissima scatola.
“Le fotografie dovranno essere in formato 20 x 30”.
Quante volte abbiamo letto simili prescrizioni, a monte di selezioni o altro?
Il perché è fin troppo evidente:  se l’organizzazione  ha le cornici e magari i vetri di  quel formato… si muove di di necessità in virtù,  per non sforare il budget.
Ma è  inconcepibile che il potenziale  di un fotografo venga inscatolato così.  Non ha senso.  E’ la trasformazione di  un atto espressivo in un esercizio. E’ come se si imponesse ad un romanziere il numero esatto delle pagine, o ad un poeta il numero delle rime.
Come possa non considerarlo chi sovrintende attività tese ad allargare gli orizzonti, a favorire il libero fluire della creatività eccetera eccetera rimane un piccolo mistero.
Costa uno sforzo sovrumano  acquistare cornici quadrate e stampare finalmente all’interno di un 50×50 la foto nel formato che si desidera? Si può anche rinunciare al passepartout. Si può anche rinunciare al vetro (che – se non antiriflesso – è un’altra fastidiosissima scatola, eh).
Molto meglio una foto più piccola ma nelle proporzioni desiderate. Molto meglio –  giuro, seriamente  – appendere le foto ad un unico filo con le mollette di legno del bucato: è più dignitoso e  rispettoso del fotografo.

E’ inevitabile che le fotografie finiscano inscatolate.  Però le scatole devono agevolare la ottimale fruizione della fotografia, non mortificarla.

Saliamo un gradino e passiamo all’editoria: è mai possibile che in tanti libri che trattano fotografia le immagini di autore vengano brutalmente ritagliate?   Come è possibile non rendersi conto che il pubblico storcerà il naso?  Può sembrare incredibile, ma ho visto recentemente una stupenda fotografia di GBG dilaniata per esigenze di impaginazione.  Può anche essere accattivante alternare foto con i bordi a foto a piena pagina, può essere commercialmente conveniente preferire un taglio più informale e dinamico… ma purtroppo non stiamo parlando dell’album ricordo di una rimpatriata fra collegiali, composto alla viva il parroco: si tratta di editoria specializzata e di autori.  Che facciano i libri quadrati, rettangolari, larghi, stretti… ma le fotografie vanno rispettate, punto.  L’editoria, anche quella autoprodotta e fotoamatoriale, è fertile di scatole suadenti e insidiose, in cui non possiamo lasciar cadere le immagini.  

Passiamo oltre, e approdiamo al progetto fotografico. Sul web e nei manuali abbondano, al riguardo, decaloghi e linee guida: questo va bene, quest’altro no; questo è coerente, quest’altro no; questo colpisce, quest’altro no.
Tutto bene, a patto che ci si impegni a discernere i consigli tesi a stimolare l’autenticità del lavoro e l’efficacia della presentazione dalle sequenze di accorgimenti di contorno, senza vera sostanza, che posano i fiocchetti su tante belle scatole progettuali, tutte uguali. 
La scatola è mia e la gestisco io.

Tralasciamo oggi le infinite scatole mentali – le più infide! – alle quali in questi anni abbiamo più volte accennato, anche recentemente QUI. Ma veniamo al paradosso, rovesciando la questione: tanto più lasciamo inscatolare da altri la nostra fotografia, fisicamente e concettualmente, tanto  meno ci dedichiamo alla costruzione delle nostre scatole, quelle buone,  quelle che ci eviterebbero svarioni, dispersioni… smarrimenti continui, stalli.  La scatola della storia della fotografia,  le scatole della saggistica, la scatola del nostro sito, dei nostri lavori, la scatola (importantissima) del nostro fare fotografia, dove il contenuto delle altre scatole si riversa e apre ad un sentire personale, riconoscibile, sviluppabile.  Sono tutte scatole comunicanti, mobili: lo scatolificio deve essere sempre in funzione per modificarle. 
Se alla rigidità dei convenzionalismi esterni corrisponde lo sbando interno, il risultato non può che essere… una scatola vuota.
E veniamo al link di oggi: la scatola del sistema-arte, in questa interessante riflessione.  Vi confesso che non ho ancora letto il libro citato nell’articolo…  non ho voglia di deprimermi,  perché anche fra chi professionalmente si occupa di arte si trova sensibilità e correttezza. Ogni tanto.
Buona lettura.

Giuseppe Pagano

Advertisements

Un pensiero su “Le scatole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...