Stile Stilema Scimmia

Tre “esse”, sebbene ci sarebbe da aggiungerci una quarta da cui tutto comincia: una Scelta.

La scelta consapevole. Quando si mette in gioco la nostra esperienza visiva con una idea e si effettua appunto una scelta davanti a qualunque osservazione, accadimento, davanti a quella realtà che poi ci vien dato modo di trasporre per farla diventare altro.
Quella scelta consapevole che quando non è un fatto fortuito o casuale bensì replicata e coerente nel tempo – che sia per un progetto che si plasma o per un modo di osservare le cose che si fa proprio – allora è stile, e uno stile riconoscibile attraverso i soggetti più vari che identifichiamo come elementi da riportare e trasporre.

E’ la caratteristica di riconoscibilità di molti Autori, che magari chiamano cifra stilistica e che a me va di chiamare “modo di vedere le cose” o modo di ragionarci su. Il modo di farle diventare altro. La Fotografia.

Poi. Poi c’è chi guarda e studia quello e ne acquisisce i tratti, si avvia su quel cammino (i followerS, direbbero i bloggerS) e raggiunge magari risultati pure interessanti. La differenza sarà nell’avere scelto di fare proprie quelle osservazioni divenute altro, anzichè averle maturate riflettendo sulla realtà in presa diretta.
Un passaggio del ragionamento in meno, a mio vedere; ed è stilema.

Poi. Poi altre volte ancora viene invece solo la voglia di confrontarsi con una certa peculiarità di talune fotografie totalmente scevri da tutto quello che era stato il percorso creativo; non si condivide una virgola del medesimo e non per antagonismo ma per totale inconsapevolezza e non ci si preoccupa (o ci si prende la briga… leggendo magari) di sapere quali fossero state le idee sottese. Si galleggia sulla superficie di quella foto, l’aspetto di quel prodotto finale e si pensa che sì, capperi, mi piacerebbe “farlo uguale”.
E via col paesaggio da computergrafica, e gli startrails, e i time lapse, e gli scatti qualunque purchè in strada e… in fondo siam stati tutti dei Primati.

Qualche tempo fa lessi di un tale che voleva fare le foto come quelle di Alexey Titarenko, quella roba là delle persone strisciate in una sorta di low key.

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Chiedeva consigli su quanto esporre, quanti secondi, che pellicola usare… E se il Rodinal andasse bene.
Nessun punto di domanda su cosa ci fosse dietro a quell’idea dell’autore, cosa andasse di paripasso col visivo di quel flusso di umanità, nulla.
Gli era solo presa la voglia di imitare quel risultato.
Cosa legittima peraltro, massima libertà e libero arbitrio… che in fondo discendiamo dai Primati l’ho già scritto.

Viva l’evoluzionismo, e buon Natale.

Post scriptum per chi desiderasse ascoltare il punto di vista di Titarenko e non fermarsi ai secondi di posa: Art et la Maniere“, un documentario piuttosto noto, in tre parti
PARTE 1  /  PARTE 2  /  PARTE 3

E due tra i più recenti episodi a firma di Ted Forbes di The Art of Photography:

Alberto Baffa

in apertura: Four Monkeys, di Andy Warhol

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