Le strane famiglie di Diane Arbus

La mostra New Documents al Museum of Modern Art nel 1967 fu una svolta nella carriera di Diane Arbus: le diede notorietà e segnó un cambiamento nella traiettoria della sua opera. L’anno successivo scrisse ad un amico che stava lavorando ad un libro, il titolo di lavoro era Family Album, ma non fu mai completato e Diane Arbus si uccise tre anni dopo, a 48 anni.

La morte, insieme alla retrospettiva al MoMA e alla monografia, entrambe del 1972, generarono un picco di interesse per la vita e il controverso lavoro della Arbus. Apparvero molti articoli celebrativi, nei quali la morte tragica della fotografa veniva letta alla luce dei temi da lei esplorati, contribuendo alla creazione del mito Arbus. Altri si dimostrarono un po’ meno entusiasti: l’interpretazione del lavoro di Diane Arbus fu a lungo influenzata da un articolo molto critico di Susan Sontag (Freak Show, 1973, ripubblicato in una versione modificata in On Photography, 1977, con il titolo America, Seen through Photographs Darkly ed in italiano L’America vista nello specchio scuro della fotografia, in Sulla Fotografia, Einaudi, 2004).

La Sontag stigmatizzò l’insistenza con cui Diane Arbus aveva fotografato freaks, travestiti, nudisti e persone con disabilità fisiche e mentali: “mostri e casi ai limiti della normalitá … la maggior parte brutti, in abiti grotteschi o sgraziati … patetici, penosi e orribili, repulsivi“. Ciò che risultava inaccettabile alla Sontag era lo sguardo impassibile, distante e privo di sentimentalismo della Arbus alla quale mancava l’empatia che un simile progetto avrebbe richiesto e rendeva aggressivo e predatorio il suo atteggiamento nei confronti dei soggetti. Ciò a maggior ragione perché l’evidente cooperazione dei soggetti nella realizzazione delle fotografie dimostrava che la fotografa aveva dovuto creare con loro una relazione. L’infanzia privilegiata in una ricca famiglia ebrea newyorchese e la sua instabilità psicologica vennero usate come ulteriori prove a carico. I critici della Arbus insistevano sul fatto che il suo era lo sguardo di un esterno, che si adoperava per essere accettato in una data cerchia al solo scopo di sfruttare persone meno fortunate ed esporle a sguardi invadenti, suoi e del pubblico. Di conseguenza, l’intimitá che la fotografa costruiva con i soggetti che fotografava veniva bollata come disonesta ed egoistica.

Dalla metà degli anni ’60, ed in particolare dopo la mostra New Documents, Diane Arbus iniziò ad interessarsi sempre più alle famiglie e al modo in cui le persone creano strutture relazionali basate su legami affettivi. Tra le famiglie fotografate, alcune erano tradizionali, altre erano famiglie in senso lato, come le comunità di donne affette da disabilità mentale nelle istituzioni del New Jersey:

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Untitled works (Senza titolo), 1970-1971

 

o la donna che culla una scimmia vestita come un bambino:

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A woman with her baby monkey (Donna con il suo bebé scimmia), N. J., 1971

 

Questo riorientamento dell’interesse della Arbus verso le relazioni familiari, rispetto ai temi precedentemente esplorati, é accompagnato da un’evoluzione formale. Se in precedenza Arbus ritraeva preferibilmente un solo soggetto per volta, isolato nel mezzo del fotogramma, in posizione frontale e spesso con l’illuminazione della luce del flash, in queste ‘foto di famiglia’ i soggetti sono ritratti in gruppo e dimostrano consapevolezza della presenza degli altri soggetti, rivelando la presenza e la natura della relazione tra di essi. Arbus era una fotografa tecnicamente competente, anche grazie alle sue precedenti esperienze come fotografa di moda. Dalla metà degli anni ’60, iniziò ad abbandonare ogni preoccupazione formale per adottare deliberatamente l’estetica casuale dell’istantanea, incorporando nelle sue immagini quelli che sono considerati i tipici errori dei fotografi amatoriali, come ombre molto nette, errori di messa a fuoco, vignettature ed infiltrazioni di luce, per simulare l’aspetto spontaneo e poco curato delle foto di famiglia.

Nel 2003, in occasione di una mostra (Diane Arbus Family Albums), sono state per la prima volta pubblicate le immagini scattate dalla Arbus nel corso di una singola sessione durata due giorni con i Matthaei, una ricca famiglia newyorchese, nei giorni successivi al Natale 1969. Nei provini a contatto, in mezzo a molte immagini di famiglia convenzionali, con i vari membri della famiglia che si sorridono l’un l’altro nel lussuoso salotto di casa davanti all’albero di Natale, un ritratto di Marcella, la figlia maggiore, si distacca nettamente.

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Untitled (Marcella Matthaei), N.Y. C., 1969

 

Untitled (Marcella Matthaei), N.Y.C., 1969, una delle foto che Arbus scelse dai provini a contatto ed ingrandì, é un ritratto molto intenso in cui l’undicenne appare tesa e a disagio e, a differenza delle altre foto della sessione, risulta affine alla serie delle foto sulle famiglie che Arbus stava raccogliendo per il suo progetto.

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Identical twins (Gemelle identiche), Roselle, N. J., 1967

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A Jewish giant at home with his parents, in the Bronx (Gigante ebreo a casa con i genitori, nel Bronx), N. Y. C., 1970

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A young Brooklyn family going for a Sunday outing (Giovane famiglia di Brooklyn durante un’uscita domenicale), N. Y. C., 1966

 

In queste foto, la famiglia appare problematica, frammentata e potenzialmente instabile. In questo senso, l’interesse degli ultimi anni per la famiglia segna certamente un cambiamento del tema prescelto ma non un riorientamento verso un approccio più sentimentale o placato. La Arbus era sempre alla ricerca di ciò che é strano, controverso ed al limite del normale, per renderlo visibile al pubblico.

Non tutte le foto scattate nella sessione con la famiglia Matthaei sono pubblicate nel catalogo; la figlia minore rifiutò il suo consenso alla pubblicazione delle foto che la ritraggono. Questo rifiuto é significativo nell’ambito del conflitto tra privacy ed esposizione, tra documentazione e voyeurismo. L’album di famiglia é solitamente una raccolta di immagini private di cui esiste una sola copia, è realizzato a mano e racchiude un ben preciso significato personale connesso ai sentimenti che legano l’autore alle persone ritratte. Nato per rimanere confinato all’ambito familiare, nelle mani della Arbus l’album di famiglia acquisisce una dimensione diversa e diventa problematico perché rende pubblico ciò che é privato.

La scelta della Arbus di lavorare sul tema della famiglia alla fine degli anni ’60, proprio quando la famiglia come istituzione stava subendo profondi cambiamenti, dimostra la sua sensibilità per temi controversi e per l’evoluzione sociale, similmente al suo precedente lavoro sulle persone ai margini della società. I confini incerti tra privacy ed esposizione sono argomento altrettanto attuale oggi, quando l’atto abituale di condividere online fotografie private sui social media spesso solleva obiezioni e timori. La scelta di questo tema da parte della Arbus dimostra la sua capacità di porre il proprio lavoro al centro di questioni complesse e contraddittorie, così come la sua eccezionale capacità di rivelare ciò che é nascosto dalle convenzioni in maniera visivamente fulminante.

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