Spostare i confini

Sto leggendo un testo, e mi imbatto in  un pensiero che mi rimanda ad un altro libro appena finito.

Da “Guardare Pensare Progettare – Neuroscienze per il design”,  di Riccardo Falcinelli: “L’eventuale fatica di alcune arti può far parte dell’esperienza artistica, come anche la noia può essere un’esperienza estetica fondamentale. Oggi fatica e noia sono fardelli di cui liberarsi e ne sfugge  invece l’incredibile  occasione di pensiero e di concentrazione. Spesso la fatica è necessaria, specie per entrare in rapporto con opere o linguaggi lontani nel tempo o nello spazio. Ma questa fatica non è solo un mezzo per arrivare da qualche parte,  e anzi può far parte dell’esperienza stessa.   Se ignoriamo questo aspetto, l’orizzonte rischia di livellarsi sulle proposte commerciali più ovvie, o sui linguaggi più familiari e risaputi. “

L’altro libro è:  “Con la coda dell’occhio – scritti sulla fotografia” di Marina Ballo Charmet.
Non è una fotografia di facile consumo.  Per  indagare immagini un po’ sovraesposte di pezzi di marciapiedi bisogna proprio volerlo.

Non si riesce mai a stare tranquilli. Non si possiede niente,  gli interrogativi aumentano.  Per ogni consapevolezza acquisita si aprono tre dubbi: una storia interessante e infinita.
“ Chi si ferma è perduto”, si  è soliti dire. Ma non nel senso che bisogna rimanere aggiornati, che si deve cavalcare l’onda giusta o non perdere il treno:  queste sono le preoccupazioni di chi vuole rimanere a galla in un brodo di consensi.  Chi si ferma, nel nostro caso, è perduto perché ha recintato la propria comfort zone e non indaga più. Indagare non vuol dire errare alla ricerca perenne di qualcosa di nuovo e stimolante, tralasciando l’approfondimento del percorso:  significa invece ossigenare il proprio impianto, renderlo poroso a concetti trasversali, a contaminazioni. Un ampliamento di vedute che rivitalizza anche il nostro specifico, con conferme di maggior spessore, occasioni di riconsiderazione,  misure per una ulteriore selezione.

Una volta avvicinato il  nostro limite  diventa veramente dura andare oltre.  Si può solo fare fatica,  appoggiarsi al proprio recinto e spingere, espandersi  lentissimamente.   Darci dentro a testa bassa, poi staccare e lasciar decantare, e ancora ricominciare. Questo lavoro ci consente una maturazione visuale: oggi finalmente vediamo chiaro dove ieri eravamo incerti.  Una bella sensazione, quella di aver capito qualcosa.  Si riprende quindi  a spingere, avvicinando pensieri  e autori fino a ieri trascurati,  magari lontani dal nostro sentire.  Sicuramente lontani  dalla nostra partenza, che forse  non riconosciamo più: ma guarda dove siamo finiti, e per fortuna.

Le fotografie e il pensiero di Marina Ballo Charmet sono sicuramente oltre tante nostre consuetudini.
Si fa fatica.
Attraversando  il suo “…senso inconscio della forma raggiungibile solo attraverso la visione periferica e non con il fuoco circoscritto  della visione organizzata e razionale”  si volge lo sguardo  verso altre possibilità.

Anche oggi abbiamo spostato il confine, e domani si ricomincia.

(In apertura: fotografia di Marina Ballo Charmet)

 

Giuseppe Pagano

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3 pensieri su “Spostare i confini

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