William Klein: il grado zero

…tutti a “fare” street photography di questi tempi.  perché?

Magari ci si è accorti che la varia umanità è alle volte più interessante dell’ennesimo tramonto saturo, o perché si è scoperto che accanto alle instagram ai  cagnolini e quelle alle tazzine del caffè c’è spazio per altro.
Per alcuni è un “dovere” lomografico / lo-fi, per altri una bandiera hipster…  altre volte ancora – evviva – si vive la life photography come genuino svago metropolitano,  decompressione nel reale dall’ubriacatura virtuale o per mille altre sensate ragioni inclusa quella nobilissima della memoria.

Quali che siano i motivi, qualcuno ha fiutato l’affare e sugli scaffali delle librerie son comparsi certi manuali per diventare bravi fotografi di strada. Cominciano con la solita solfa del “momento decisivo”, archiviano in due righe qualche nome famoso e passano a snocciolare le regolette, i segreti e le solite ricette pronte… ampio spazio ovviamente all’attrezzatura, suggerimento di non essere timidi ma sdoganamento dei ritratti da lontano, arrivederci e grazie.

…alle volte sarebbe quasi meglio non averne di maestri. O di averne cattivi, come chi ti fa vedere la rottura delle regole senza passare dal via.

William Klein, oggi ottuagenario, guarda con interesse il modo di fare fotografia minima oggi nella convinzione che l’avanguardia sia lì.

Klein il neo-dada(ista) che decenni fa ha saputo raccontare New York, Roma, Mosca, Tokio  non come si raccontano i luoghi ma il teatro umano che rappresentano.
Un approccio antropologico sfacciato e senza tentennamenti o ricerche di pulizia formale, eppure sempre  attraverso composizioni efficacissime come su un palcoscenico, dove ogni cosa contribuisce a risucchiarci dentro quei luoghi determinanti, a trasfiguarci da spettatori a co-attori di scene a volte straordinarie e molto spesso surreali.

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Le foto di Klein sono ormai delle icone, quello che desidero proporvi è una bella intervista girata di recente dalla BBC (in inglese con sottotitoli).
Racconta molto del personaggio e dell’influenza che il suo lavoro rivoluzionario ha avuto sul modo di pensare e fare certa fotografia oggi.
A voi:

The Many Lives of William Klein 2012

Alberto Baffa

“I was (…) treating new yorkers like an explorer would treat zulus…
searching for the rawest snapshot, the zero degree of photography.”
W.K.

 

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