Robert Frank e la mostra democratica

A New York, presso la Tisch School of the Arts della New York University, si é da poco conclusa la mostra Robert Frank, Books and films, 1947-2016. Concepita da Robert Frank e Gerhard Steidl, l’editore della Steidl Verlag, la mostra presenta per la prima volta la serie completa dei film restaurati oltre a fotografie, libri e provini a contatto che coprono tutta la carriera di Frank.
Il libro fotografico, o photobook, é stato il mezzo più congeniale per l’opera fotografica di Frank perché consente di presentare una serie di immagini nel modo voluto dall’autore e di mantenere questa modalità di presentazione nel tempo.

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Robert Frank mentre guarda il catalogo della mostra. Settembre 2014 © Gerhard Steidl

 

“Due pezzi di film di qualsiasi tipo, messi insieme, inevitabilmente si combinano in un nuovo concetto(1)”; questo principio, che discende dall’effetto Kuleshov e dalla teoria del montaggio sviluppata nei primi anni ’20 del ‘900 da Lev Kuleshov della Scuola di Cinematografia di Mosca(2), é stato utilizzato con esito radicalmente innovativo da Frank nel suo The Americans. L’influenza enorme che Frank ha avuto su generazioni di fotografi dopo di lui sta – anche – nell’aver mostrato l’importanza fondamentale della scelta e della sequenza di una serie di immagini fotografiche per raggiungere un’ampiezza e complessità di significato ben maggiore di quanto le singole fotografie non possano fare.
L’aspetto interessante di questa mostra, però, non é tanto il materiale esposto, che a quanto mi é dato capire, é tutto più o meno già noto e pubblicato, quanto il modo in cui la mostra é stata allestita.
Invece di chiedere costosi prestiti a musei, gallerie e collezioni private per mettere insieme il materiale necessario, le fotografie sono state stampate dalla Steidl in sequenze di quattro o cinque mediante tecnologia digitale su strisce di carta da giornale ed inchiodate direttamente sui muri senza cornici. Certo non sono stampe ai sali d’argento ma conoscendo il livello delle produzioni Steidl, posso immaginare che la qualità sia buona; in ogni caso, di sicuro paragonabile alla stampa di un libro, che è il supporto per cui molte di quelle immagini sono state originariamente pensate.
L’intera mostra é stata trasportata da Steidl ed un suo assistente arrotolata all’interno di due tubi di cartone su un volo di linea della Lufthansa che li ha portati dalla Germania a New York, di fatto azzerando i costi di trasporto e di assicurazione. Ciò ha reso possibile realizzare una mostra ad ingresso gratuito e di allestirla all’interno di una università, data l’assenza di esigenze di sicurezza.

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Robert Frank, Trolley New Orleans, 1955; Stampa ai sali d’argento; 8 5/8 x 13 1/16 in.; The Metropolitan Museum of Art © Robert Frank

 

Il catalogo della mostra é stato stampato anch’esso su carta di giornale con la collaborazione della Süddeutsche Zeitung; contiene 242 immagini, alcune delle quali a pagina intera in modo che possano esse staccate e appese, interviste e documenti sull’opera di Frank in inglese, tedesco e giapponese, il tutto stampato in due milioni di copie e venduto al costo ultrapopolare di 5 dollari.
Al termine della mostra, le stampe sono state distrutte, così non é rimasto niente di cui possa essere fatto commercio. Quando l’idea é stata discussa inizialmente nella sua capanna da pescatori a Mabou, in Canada, Frank, 91 anni, ormai un po’ malandato ma ancora battagliero ha commentato: “economico e sbrigativo, proprio come piace a me!” (“Cheap, quick, and dirty, that’s how I like it!“).
E visto che riallestire la mostra é cheap, quick, and dirty, adesso é a Lipsia (qui il biglietto costa 4€) e sarà poi a Los Angeles, Appenzell, Tokyo e in altre quaranta città.
Questo genere di installazione non é nuovo; Francesca Woodman esponeva le stampe inchiodate al muro alla fine degli anni ’70 e si sono viste altre volte; di solito però é usato da fotografi giovani che, appunto, devono accontentarsi della soluzione più economica. Che lo adotti un fotografo noto, celebrato e, soprattutto, imprescindibile come Frank é una buna notizia.
Come osservato dal Lens Blog del New York Times, l’importanza di questa mostra sta nel riportare l’attenzione sulle immagini e sul loro contenuto artistico e non sulla stampa in quanto oggetto fisico; e nel rendere quelle immagini disponibili al numero maggiore di persone possibile.

 

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Se c’é una caratteristica straordinaria della fotografia é la sua infinita riproducibilità; se però consentiamo che vengano applicate logiche di privativa e che diventi un oggetto per ricchi collezionisti (una copia di Trolley, New Orleans, 1955, stampata personalmente da Robert Frank per una mostra al MoMA nel 1961 é stata venduta da Christie’s per 663.750,00 dollari) allora finiamo nella scenetta descritta in We go to the gallery(3) in cui un bambino in una galleria d’arte vede Balloon Dog di Jeff Koons e domanda alla mamma se ci può giocare; e la mamma gli risponde: “Solo i capitani d’industria possono giocare con quel palloncino!”.

Nell’attesa che la mostra arrivi in una città vicina a noi, è possibile vedere una buona selezione delle opere di Frank nel sito della Robert Frank Collection presso la National Gallery of Art di Washington, la maggiore raccolta di opere di Frank frutto di successive donazioni fatte dall’artista.

_____________________

(1) S. Eisenstein, citato in Looking In: Robert Frank’s The Americans, Sarah Greenhoug et al., Washington, 2009, p. 12
(2) Grazie a Gordon Reavley per avermi segnalato il collegamento.
(3) We go to the gallery, M. Elia e E. Elia, Londra, 2014-2015
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2 pensieri su “Robert Frank e la mostra democratica

  1. Il post mi è piaciuto molto. Questo nuovo modo di fare mostre e l’uso del libro.
    Ma immagino dipenda anche dal successo e dagli anni di carriera.

    PS il fatto che la stampa sia stata opera di Frank personalmente deve essere certificato da qualcuno …

  2. Luca, certo. Tanto migliore é la provenienza e tanto più é documentata, tanto più sarà giustificato un prezzo elevato. Quella foto é stata esposta al MoMA nella mostra Callahan – Frank, é probabile che sul verso porti la stampigliatura o l’etichetta del museo; esiste ampio carteggio, in archivi e pubblicato, tra Frank e Edward Steichen (curatore della mostra, quello di The Family of Man, capo del dipartimento di fotografia al MoMA sino al 1962) riguardo l’allestimento e la preparazione delle stampe. É poi stata donata a Sid Rapoport, stampatore dei libri di Frank dalla fine degli anni’60, infine é stata venduta da Rapoport all’attuale proprietario. Questi passaggi saranno ben documentati (per esempio con lettere o una dedica sul verso); in questo modo é possibile identificare questa stampa proprio con quella esposta al MoMA che si sa essere stata stampata personalmente da Frank. Sarah Greenhough, senior curator e direttore del dipartimento di fotografia alla NGA di Washington, depositaria del fondo Frank, ha scritto un saggio in cui discute le fotografie esibite in quella mostra e la qualità delle stampe realizzate direttamente da Frank (che sono diverse da quelle originariamente fatte per The Americans); Greenhough ha lavorato a lungo con Frank per la preparazione di Looking In, la bibbia su Frank; immagino ne avranno parlato e gliel’avrà confermato lui stesso.
    Quella foto é anche il documento di uno snodo fondamentale nella storia americana; scattata a metà novembre del 1955 a New Orleans, mostra la segregazione razziale sugli autobus (bianchi davanti, neri dietro, seduti solo se c’é posto) e ne esprime il significato attraverso il modo in cui le persone guardano dai finestrini verso il fotografo. Poche settimane dopo, il 1 dicembre, a Montgomery, Alabama, Rosa Parks si rifiuta di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco; viene arrestata, ne nasce la prima forma d’azione del movimento per i diritti civili e l’anno dopo la Corte Suprema abolisce la segregazione sui mezzi pubblici.

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