La fortuna del fotografo

premessa: se vi sembrasse di scorgere ironia nelle prossime righe desidero rassicurarvi che di autoironia si tratta; ma poi arriviamo al punto.

Dunque: tra i fantastilioni di entusiasti di attrezzature fotografiche ve ne sono millemila (numero grande, frazione esigua) che s’appassionano al fare/scattare/cogliere le fotografie. Un largo sottoinsieme di questi si imbatte nelle imprescindiiiiibili regole compositive e più o meno auree, le eleva a fondamenta autosufficienti per diventare un Ph-otographer consapevole e finisce lì.
Un più stretto sottoinsieme va oltre, legge dei momenti decisivi, rimane affascinato dalla semplicità romantica di quel concetto (malcompreso e non per colpa propria ma perchè genericamente mal veicolato) e ne fa dogma.
Alcuni decidono invece felicemente di affrontare quel tema in maniera più consapevole, leggerne e formarsi uno spirito critico, ma il compito è arduo quando nove volte su dieci si atterra su quella benedettissima linea di mira di mente, occhi e cuore e… e che diamine, per questo non serviva l’ultimo manuale dello Streepher provetto quinta edizione ma bastava wikipedia!

Allora, visto che ho voglia di suggerirvi un altro punto di vista, vi propongo il quarto elemento su quella linea di mira: il culo.
E visti i sopraccigli alzati vi invito a leggere le considerazioni dell’ottimo Efrem Raimondi a questo link.
Troverete alla fine il rimando a una intelligente intervista a E.R. realizzata dalla brava Elisa Contessotto.

Efrem fa delle aperture all’intuizione che fa da battistrada al momento (chiamatelo come volete); considerazioni che vanno oltre la pura dialettica e che meritano la nostra attenzione.

Alberto Baffa

operai-grattacielo-new-york

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8 pensieri su “La fortuna del fotografo

    • Andrea grazie a te di seguirci! …e auguri per tante FORTUNATE fotografie che ti saprai CERCARE. L’estate avanza, ciao!

  1. Bello, grazie.
    Diciamo che è una scala: dalle regole, al concetto, alla consapevolezza.
    Mai eretti a dogma però.
    Il fattore C., che è fondamentale, opera probabilmente n modo orizzontale, attraverso tutte le fasi della scala.
    L’importante è essere consapevoli che è insito in ogni immagine. Ma anche che si può aiutare.

    • ciao Luca. ti concedo la trasversalità del fattore C. ma il post scriptum che fa Efrem a fine intervento è una chiave di volta.

  2. Perfettamente d’accordo con il PS.
    Ma non do solo fattore C. vive la fotografia, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che scattando a raffica – per culo – si possono scattare, proporzionalmente tante, “fotografie all’altezza”.
    😉

  3. Luca, ma quello è il perimetro – e il fondamento – di tutto il pensiero declinato da E.R. prima del p.s. ! 🙂 Ciao.

  4. se non è “culo” allora è costruita…quindi meno “vera” (o più “vera”, dipende dai punti di vista)…
    però non vale per tutta la fotografia…Atget e Brassai non cercavano il colpo di “culo”…HCB (e GBG) ci hanno fatto la loro fortuna…nel senso del PS di Raimondi però (che è vero…ma vale per tutta la fotografia)
    Max

    • Massimiliano non schederei il fattore C. come alternativa alla foto costruita; il punto di vista di Efrem mi pare piuttosto quello dell’intuizione colta fortunosamente che ci svela un probabile campo (limitato nello spazio e nel tempo ma non un “attimo”) da indagare.

      In questo senso fotografie di J. Wall o di Crewdson possono essere “vere” come le dici tanto quanto altre di HCB…

      Grazie del commento!
      A

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